Topi, degrado e politica: caos ai giardini Montanelli

Profughi accampati e incuria nel verde di Porta Venezia Ipotesi di una nuova festa dell'Unità: interrogazione di Fi

Michelangelo Bonessa

Un parco su una china discendente. I giardini Indro Montanelli sono diventati uno delle aree verdi più discusse di Milano: profughi accampati ovunque, strutture lasciate al degrado, topi, acqua stagnante al punto da bollire e accampamenti di profughi. E questi sono solo alcuni dei problemi per quello che a inizio Settecento era nato come il primo parco cittadino dedicato allo svago.

Anche le attività che ci si svolgono sono tra gli elementi che alcuni indicano come portatori di degrado: un esempio su tutti è la festa dell'Unità. Proprio l'anno scorso, la celebrazione della sinistra italiana è stata spostata nella centralissima area verde. Quella che era l'incontro annuale delle classi popolari, quelle che una volta votavano i partiti di sinistra, si è svolta l'anno scorso a due passi dai signorili palazzi del centro. Proprio uno dei pochi municipi dove il centrosinistra ha preso più voti della fazione avversa. E l'intenzione è di replicare, così almeno sembra da un'intervista del segretario metropolitano del Pd Pietro Bussolati al Corriere della Sera. E non solo: anche la Soprintendenza, alla cui autorità sono soggetti i giardini, sembra orientata a concedere i permessi anche questa volta. Motivo per il quale Fabrizio De Pasquale, consigliere comunale di Forza Italia, ha già presentato un'interrogazione per chiedere se, nonostante la delicatezza di un luogo con così tanta storia alle spalle, siano stati forniti i relativi permessi.

In attesa di un responso che sembra già scritto, i problemi del parco non finiscono qui. C'è chi, ad esempio, sta portando avanti una battaglia per riqualificare le vasche parte dell'ex zoo. Sono per posizione, e per stagione, una potenziale soluzione ai problemi di caldo dei cani. Spesso gli amici a quattro zampe vengono lasciati liberi, alcune zone del parco lo prevedono, e corrono nella grande fontana circolare o nei canali residuo del sistema di irrigazione degli orti sostituiti a suo tempo dai giardini. Le multe fioccano, 400 euro alla volta, le soluzioni alternative meno. E secondo le richieste e i conti dell'Associazione Giardini Montanelli rendere fruibili le vasche non comporterebbe investimenti onerosi.

Ma a preoccupare molto i residenti sono anche i topi: ormai si vedono anche in pieno giorno. Qualcuno ha calcolato, in maniera quantomeno approssimativa, il numero dei roditori milanesi. Le cifre, si parla di milioni, rendono l'idea di come la percezione della loro presenza sia cresciuta. Resta un fatto, come segnalato a Voci di Milano dai lettori del Giornale, che ci sono e si vedono più spesso di qualche anno fa. E spesso hanno dimensioni considerevoli, tanto che i padroni di cani di taglia più piccola iniziano ad avere paura per i propri animali. Il problema, suggeriscono i lettori, è anche l'eccessiva stagnazione delle acque dei laghetti interni del parco: si implementa un ambiente paludoso che favorisce il proliferare dei topi.

E poi torna il problema di ogni estate, ovvero gli accampamenti di migranti. Non avendo altri posti dove andare, i profughi occupano parte del parco con tende e giacigli di fortuna. E con scarti alimentari e deiezioni varie non migliorano certo la situazione dell'area. La zona di Porta Venezia poi è particolarmente stressata per la sua posizione geografica: storicamente è sede di molte attività commerciali avviate dalla comunità africana. Per questo funge da richiamo per i migranti, soprattutto etiopi ed eritrei. Inoltre è vicina alla Stazione Centrale, la Lampedusa del nord Italia, nei pressi della quale è stato infatti aperto l'hub dell'immigrazione.

E mentre si discute, i giardini Montanelli continuano a scivolare verso un degrado sempre più profondo.