Torna Bob Dylan e il mito folk omaggia Sinatra

Chi avrebbe mai immaginato il grosso successo commerciale dell'ultimo Bob Dylan? Lui, cambiando sempre per non cambiare mai, dal 1997 ha cominciato a vendere dischi a tutta birra... Con Modern Times ha venduto due milioni e mezzo di copie e s'è messo in saccoccia due Grammy, nel 2009 con Together Through Life è arrivato - per la prima volta nella sua carriera - al numero uno nelle classifiche di mezzo mondo. Potrebbe godersi la gloria del rivoluzionario, dell'innovatore del folk, del poeta, del ribelle, del guru per tutti i cantautori di tutte le generazioni, ma la sua vita è sempre sul palco, come testimonia il «neverending tour» che dal 1988-'89 continua a caracollare da un capo all'altro del mondo. Dylan è un habituè anche dalle nostre parti, e domani e dopo sarà ancora in scena a Milano, al Teatro degli Arcimboldi, con quei concerti che solo lui sa fare rigirando come calzini i suoi brani e - ora - anche i classici della canzone da Frank Sinatra a Irving Berlin. Sì perché il tour teatrale «Bob Dylan & His Band» punta molto sull'ultimo album di Bob, Shadows In the Night, che riprende alcuni evergreen della canzone americana. In scena Dylan propone, ad esempio (ma bisogna andarci con le molle perché potrebbe stravolgere la scaletta all'ultimo secondo) Melancholy Mood o Autumn Leaves (ovvero Le foglie morte) che di solito chiude lo show. Non gridino allo scandalo i puristi nel sentire quella voce flebile e stentorea (ma quanto evocativa nella sua brutale espressività!) eseguire pezzi di grandi autori e di sopraffini interpreti (si può citare anche Spirit On the Water, swing che di solito esegue al piano, o All Or Nothing at All nota anche nella verisone di Sinatra. Impossibile fare paragoni; Dylan è Dylan e il suo feeling è irripetibile, anche se quasi rutta o sussurra quelle frasi che tutti conoscono. Il suo è un pubblico fedele, anche se molti si aspettano un repertorio legato al passato che l'artista ha un po' abbandonato, a parte il suo famoso omaggio al grande bluesman del Mississippi Charley Patton e canzoni simbolo come Tangled Up In Blue tratta dal capolavoro Blood on the Tracks degli anni Settanta. Qualunque cosa faccia rimane il Messia del rock; sia per il seguito che ha, sia per il provocatorio piglio poetico, sia per l'indole biblica di certe sue «parabole» in cui se la giocano, senza mai sopraffarsi, dannazione e salvezza. Insomma non c'è più voce ma c'è tanto tanto tanto sentimento. Il suo manager Jeff Rosen racconta che Bob «è maniacale nel prendere iniziative straordinarie per tutelare la sua immagine, che così cresce continuamente di valore». I concerti sono il fulcro di queste iniziative, arricchiti da musicisti fondamentali come Charlie Sexton alla chitarra elettrica, Stu Kimball, all'acustica, Larry garnier al contrabbasso e al basso elettrico.