Tornano a splendere le pale del barocco dimenticato

Dopo le Gallerie d'Italia, il nuovo restauro di Intesa Quattro capolavori tra cui "L'agonia" del Procaccini

Dopo le Gallerie d'Italia di Piazza Scala, «che sono state concepite per essere una continuazione della piazza», dopo Palazzo Beltrami e la Casa del Manzoni, è la volta del Santuario di San Giuseppe di via Verdi. Uno dei gioielli nascosti di Milano nonché uno dei capolavori d'arte barocca milanese, il santuario non è molto conosciuto dal grande pubblico, ma ora, grazie all'intervento di restauro di Intesa San Paolo tornerà all'antico splendore. Proprio come i palazzi storici che fanno parte del grande patrimonio della banca, aperti al pubblico negli ultimi anni «con l'intento di farli entrare nel patrimonio godibile dei milanesi», per dirla con Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo e responsabile del Progetto Cultura della banca. «Abbiamo messo questi beni a disposizione del pubblico, ed è stato un elemento decisivo per ravvivare l'attrattiva culturale di Milano. Pensate se fossero state destinate ad attività commerciali, Milano non sarebbe più quello che è!». Ora tocca alla chiesa edificata da Francesco Maria Richini e consacrata da Federico Borromeo nel 1616, piccolo gioiello barocco a due passi dalla Scala. Proprio grazie alla banca che ha una sede accanto alla chiesa (di cui è proprietaria da 140 anni), sono state restaurate quattro grandi pale d'altare. L'ultima e la più importante (ancora in corso d'opera) è «L'agonia di San Giuseppe» di Giulio Cesare Procaccini, uno dei maggiori pittori attivi nella Milano del XVII secolo. I lavori di restauro stanno riportando in vita i colori e le luci originarie della grande tela, ma per vederla finita e montata sull'altare bisognerà aspettare un mesetto. Intanto dal 30 novembre Procaccini sarà fra i protagonisti della mostra «L'ultimo Caravaggio, eredi e nuovi maestri» alle Gallerie d'Italia, una sorta di prosecuzione della mostra di Palazzo Reale. Fra le chicche, il «Martirio di Sant'Orsola», l'ultima opera di Caravaggio, e l'Ultima Cena di Procaccini, tela monumentale di 40 metri quadri appena restaurata.Nel frattempo chi vuole avvicinarsi all'arte barocca milanese (di solito trascurata) può visitare il santuario dove le altre tre pale, di Melchiorre Gherardini, Giovanni Stefano Doneda, e Andrea Lanzani (tutte parte della collezione d'arte della Fondazione Cariplo), sono già tornate come nuove. «Entrando non potevo non notare che qui regnava la penombra, così ho avuto una grande esigenza spirituale di restaurare questi quadri, che non si vedevano», racconta Bazoli. «Oltre al restauro saranno illuminati, e mi auguro che questo santuario torni ad essere frequentato come una volta anche da chi lavora in banca, oltre che dai turisti». Il santuario è unico nel suo genere perché anticipa il periodo barocco, ed è una delle poche chiese ad avere una pianta centrale ottagonale sovrastata da una cupola, cosa molto innovativa per l'epoca.