Traffico, buche e rotaie: non è una città per ciclisti

Questo non è un reportage. Semplicemente la cronaca della solita pedalata. Quella che tanti milanesi fanno: da casa a ufficio con, se dio vuole, ritorno. Il percorso tocca, per destino, un certo numero di strade a grande scorrimento e quell'asse aeroporto di Linate-centro che una qualche importanza viabilistica ce l'ha. L'inizio non è promettente perché lo scrivente pedalante appena passa dai vialetti condominiali alla pubblica strada (via Pecorini 14) incontra una buca piena di sassi e di discrete dimensioni. Non solo asfalto sgretolato nel fondo della medesima anche un buon numero di sassi e sassetti, buoni da far schizzare su pedoni e parabrezza altrui... Ma in fondo su strada periferica il ciclista può aspettarselo, e schiva. Più insidioso il tombino-trappola di via Dalmazia... Emette un simpatico gleng glang ogni volta che ci passa sopra una vettura... È abbastanza chiaro che metà dei supporti che lo reggono siano in fin di vita. Invece in via Decorati al valor civile c'è semplicemente una trincea che scava tutto il lato destro della strada. Essendo un senso unico, stretto, le macchine cercano di buttare il ciclista proprio lì dentro. Date retta state in mezzo anche se suonano, se infilate la ruota nel solco è finita.
A questo punto dirigendovi verso il centro città potreste sentirvi più tranquilli. Certo sono viali a largo scorrimento -Via Alessandro Repetti, Largo Rodari, Viale Corsica- ma insomma, asfalto e tombini qui dovrebbero essere a posto (pioggia permettendo perché se no sotto i ponti della ferrovia val la pena fermare la bici e andare a pesca). Invece... Se arrivate alle rotaie del 27 all'incrocio Colbe-Corsica è meglio se attraversate con la bici a mano. Attorno alle rotaie l'asfalto è in briciole, con solchi profondissimi (ma alla stabilità delle rotaie farà bene?). Meglio forse allora puntare più a nord sulla direttrice Viale Argonne- Piazza San Babila. Lì c'è la ciclabile (interrotta per lavori ma c'è). Però allora fate un po' attenzione alla tratta in via Pannonia uno dei listoni di pietra a bordo marciapiede si è staccato ed ha “penzolato” sino a ieri in mezzo alla strada (quello può farvi piuttosto male anche se siete in auto). Invece i tombini angolo Illirico - Argonne prima si sono otturati poi l'asfalto ha ceduto. Tranquilli c'è un cavalletto sopra, a segnalare il pericolo. Da almeno dieci giorni. A questo punto tenetevi sulla ciclabile. Rimbalzate al ritmo buco, radice, tombino, radice ma non ci sono macchine. Così la situazione diventa tollerabile sino a Piazza Risorgimento. Lì si finisce sul pavè. In mezzo al pavè ci sono dei bellissimi binari fantasma. Sono lì ab immemorabili, per dirla con le parole alate del diritto feudale, e lì forse resteranno per sempre. A volte proprio in quel tratto incrocio per coincidenza di orari una signora molto ecologista che pedala con sul cestino la scritta «no oil». Qualche associazione verde dovrebbe darle una medaglia perché, mentre rimbalza sui massi sconnessi, è evidente che debba crederci davvero alla lotta al petrolio per soffrire così. Io invece, meschinamente privo di fedi ideologiche, a questo punto del percorso inizio a smettere di credere che strade così possano essere messe a posto entro l'Expo. Per fortuna poi basta resistere sino a San Babila e parte la zona pedonale. Lì si deve stare attenti solo al tombino di Vittorio Emanuele vicino al Bar Tre Gazzelle. La griglia è in buona parte rotta, prima o poi cederà. Passato Duomo se sfuggite ai sampietrini sconnessi all'angolo di Piazza Affari è fatta. Il conto totale di buche pericolose nella mia personale stima è di ventiquattro. Ma è una considerazione opinabile. Si tratta di un percorso particolarmente sfortunato? Temo di no, è un percorso come quello di molti milanesi (a prescindere se si muovano pedibus calcantibus, su due ruote o su quattro). On line c'è un tizio che è diventato famoso, fa migliaia di contatti, con dei video in cui fa vedere come si riparano le strade in Germania (un taglio netto e rettangolare molto più largo del danno, nuovo asfalto a livello, uno speciale catrame liquido che sigilla i bordi). Il tizio sostiene, immagini alla mano, che riparano così le buche ovunque anche nelle statali più sperdute. E subito. Forse è meglio sperare che per l'Expo di tedeschi non ne vengano tanti. O che vengano con degli attrezzi.