Tre condanne e 55 a processo: stangati i consiglieri regionali

Maxi rinvio a giudizio per gli ex politici del Pirellone Abusi da destra a sinistra, spese pazze costate 3 milioni

Da sinistra a destra. Di maggioranza e opposizione. I grandi partiti e quelli con preferenze da prefisso telefonico. Tutti (o quasi) rinviati a giudizio. L'inchiesta sulle «spese pazze» dei consigileri regionali arriva a un primo punto fermo ieri, quando il giudice per l'udienza prelimare Fabrizio D'Arcangelo manda a processo 55 politici (ed ex) del Pirellone con l'accusa di truffa e peculato, ne condanna tre con rito abbreviato e ne proscioglie tre per un vizio di procedura.

A due anni, dunque, vegono condannati Alberto Bonetti Baroggi (eletto nelle liste del Popolo della libertà e poi passato al Nuovo centrodestra) che ha risarcito alla Corte dei conti la cifra contestata, e Carlo Spreafico (Partito democratico), e a un anno e mezzo Angelo Costanzo (anche lui del Pd). Escono dal processo, invece, l'ex capogruppo in Regione dei Dem Carlo Porcari e l'attuale deputato del Pd Guido Galperti. Assieme a loro anche gli ex assessori Gianni Rossoni e Mario Scotti. Una notizia, quella del proscioglimento, che il partito accoglie con «soddisfazione». Inoltre, sottolinea il segretario del Pd lombardo Alessandro Alfieri, «siamo certi» che gli altri esponenti democratici coinvolti (oltre a Spreafico e Costanzo c'è anche Luca Gaffuri, ancora in carica al Pirellone), «potranno dimostrare la propria innocenza».

Nel processo, dunque, sarà rappresentato tutto l'emiciclio del Pirellone: dal Pdl al Pd, dalla Lega a Sinistra e Libertà, Italia dei Valori, Udc, Partito Pensionati. Ecco, la trasversale fotografia di un sistema nel quale i politici avrebbero ampiamente abusato di benefit e rimborsi, caricando sui contribuenti ogni genre di spesa e vizio che nulla aveva a che fare con l'attività istituzionale. Caramelle e bollette della luce, bibite e pieni di benzina, taxi e biglietti del tram , tavolate al ristoranete anche con 80 persone, e ancora computer e stampanti, macchine fotografiche e cellulari. Spese non giustificabili, secondo la Procura, e epr questo da considerarsi peculato. «Qui la politica si fa nei ristoranti — aveva detto il pm Paolo Filippini al gup, sottolineando l'enorme quantità di pasti e cene fatti pagare ai contribuenti - mentre l'attività istituzionale dovrebbe farsi nei luoghi istituzionali».

A processo andranno anche Nicole Minetti, che chiese il rimborso anche per il sushi, per l'Ikea e per il libro «Mignottocrazia», per un totale di 20mila euro, e Renzo Bossi, che ha presentato scontrini e rivecute per 16mila euro, tra pacchi di sigarette, consumazioni in autogrill, split per l'aria condizionata, integratori Gatorade, birre, e Red Bull. Ma a luglio, quando inierà il dibattimento, saranno chiamati in aula anche gli ex assessori della giunta all'epoca guidata dal governatore Roberto Formigoni: Romano Colozzi, Massimo Buscemi e Giulio Boscagli. Ci sarà poi anche l'ex presidente del consiglio regionale Davide Boni e l'ex consigliere Stefano Galli (entrambi in quota al Carroccio), all'epoca dei fatti esponenti della maggioranza e che sono accusati anche di truffa. Per le opposizioni, infine, sono stati rinviati a giudizio anche Chiara Cremonesi (Sinistra e libertà), Luca Gaffuri (Paertito Democratico) ed Elisabetta Fatuzzo (Pensionati).

Così facevan (quasi) tutti. Eppure, in un procedimento in cui è stata vittima di una truffa da 3 milioni di euro tra il 2008 e il 2012, la Regione non si è costituita parte civile.