A tutto gas per sconfiggere la leucemia

Mentre i vertici della sanità pubblica - con in testa l'Istituto superiore di sanità e l'Agenzia per il farmaco - ritardano l'approvazione dei nuovi protocolli per la lotta alla leucemia infantile, è invece il padre di un bambino portato via dalla malattia a rimboccarsi le maniche. Obiettivo: rendere utilizzabili per le centinaia di piccoli che ogni anno si ammalano di leucemia le nuove frontiere tecnologiche in grado di alzare ulteriormente le percentuali di guarigione. E in questa battaglia scende in pista una figura ben nota sui circuiti motociclistici italiani, Fabrizio Speziani alias Mek, fondatore dell'omonimo Racing team Yamaha: che dalla prossima gara farà scendere le sue moto con la nuova livrea dell'associazione «Quelli che... con Luca».
L'accordo tra l'associazione dedicata a Luca Ciccioni e il club a due ruote è stato presentato ieri. C'era anche Lara Comi, eurodeputata Pdl, vicina di casa di Luca e della sua famiglia che ha seguito da vicino la coraggiosa e sfortunata battaglia del piccolo, morto a dieci anni il 17 settembre 2011. Obiettivo immediato: raccogliere i fondi per l'acquisto di un macchinario da installare presso l'Ospedale San Gerardo di Monza per la terapia molecolare, la nuova frontiera per aggredire le cellule malate rimaste in circolo. Si tratta di un progetto inserito nel programma Childhope che vede il San Gerardo di Monza - da anni punta avanzata della ricerca e della terapia nelle leucemie infantili - accanto ai centri analoghi dei principali paesi europei.
Appena un mese fa Andrea Biondi e Ettore Biagi, responsabili del progetto al San Gerardo, avevano denunciato in un articolo come le lentezze burocratiche stessero rallentando in Italia l'applicazione concreta dei protocolli che proprio grazie al contributo degli specialisti monzesi sono stati varati e approvati a livello europeo e sono già operativi in Inghilterra e Germania. «Poichè il diritto alla vita non ha barirere geografiche - avevano scritto i due medici - tanto meno dovrebbe avere barriere burocratiche». Commenta ieri Andrea, il papà di Luca: «Si perde tempo e intanto si fa il gioco della malattia. Mentre si discute sulle autorizzazioni i bambini continuano a morire, e tra di loro ci sono sicuramente bambini che potrebbero venire salvati grazie a queste innovazioni».