Tutto il Pd a raccolta per la volata di Fiano «Sindaco? Io ci sono»

I timori del deputato renziano di fronte ai vertici del partito milanese «Se la destra vince qui cambia tutto»

Il gruppone è tutto qui, come ciclisti al primo chilometro, che sanno che la tappa che porta a Palazzo Marino è lunga, e chi parte in fuga per primo rischia di arrivare spompato al momento dello sprint. È lo stato maggiore del Pd milanese, chiuso nel foyer del teatro Franco Parenti, ad assistere al primo tentativo di alzarsi sui pedali di uno di loro: Emanuele Fiano, deputato, renziano a tutto tondo, il primo che dice ufficialmente «io ci sono». Per il dopo Pisapia, ma non solo, perché «qui è la battaglia campale della destra italiana - dice Fiano - e se loro si riprendono Milano possono dire che la stagione politica e cambiata».

Per scongiurare la catastrofe, il rischio che torni il «passato nefasto» (definizione di Lucia Castellano, già assessore di Pisapia) del centrodestra al potere, il Pd sa che bisogna stare uniti, tenere insieme salotti buoni e sinistra radicale, «altrimenti va a finire come in Liguria». Ma quanti dei papabili siano disposti a fare un passo indietro, ammettendo che il candidato buono, quello che può vincere, è un altro, si vedrà. Per ora il gruppone è o appare compatto, per le staffilate c'è tempo, se e quando si faranno le primarie: e nel foyer ci sono quelli che scenderanno in campo di sicuro, come Pierfrancesco Majorino, quelli in forse come Stefano Boeri, quelli che staranno dietro, si spenderanno, premeranno.

«La giunta Pisapia ha cambiato il volto di questa città», dice Fiano, tributo inevitabile al sindaco uscente che però «per motivi di opportunità» non è venuto al «Parenti», limitandosi a mandare il fido Paolo Limonta. Su cosa accadrà davvero se il centrosinistra dovesse rivincere, e se il sindaco dovesse diventare lui, Fiano non offre grandi dettagli: il video che scorre alle sue spalle racconta un Pantheon senza sorprese, Ornella Vanoni, l'Anpi, il Gay pride, Jovanotti, il campo di grano sotto i grattacieli, i ragazzi con lo skateboard, le sfilate di moda, la Galleria. Ma l'analisi lessicale segna che la distanza tra Fiano e il sindaco di oggi c'è ed è notevole, temi cari a Pisapia come la città «inclusiva» nel discorso del deputato restano ai margini, mentre la sicurezza («a me le divise piacciono») prende un posto di rilievo. D'altronde Fiano è il responsabile sicurezza del Pd, e alla sua uscita pubblica come aspirante sindaco si presenta già con scorta armata. Quando, giovedì prossimo, toccherà a Majorino uscire allo scoperto, si può prevedere che la musica cambierà, e i temi dei profughi e dei rom, delle coppie di fatto e della solidarietà avranno altro peso.

Certo, poi bisogna capire se le primarie si faranno davvero, o se prenderà fiato dentro il Partito democratico chi sostiene che «non sono un dogma», e che a un massacro interno seguito da sconfitta come in Liguria o a Venezia è preferibile per il centrosinistra una candidatura calata dall'alto. «Spero che sceglieremo insieme di fare le primarie», dice ieri Fiano: ma chissà quanti tra i notabili del partito che ieri affollano il foyer hanno davvero voglia di andare alla conta. Il 13 luglio, alla Casa della Cultura, undici «saggi» inizieranno a stendere le regole. Ma da qua a fine anno può ancora accadere di tutto.