Ucciso come un boss a Desio I killer si cercano in Sicilia

Il gruppo carabinieri Monza ci sta lavorando silenziosamente da 8 mesi. «L'omicidio di Paolo Vivacqua non è un rebus irrisolvibile, ma una partita che si gioca su almeno tre tavoli contemporaneamente non è facile da concludere. Anche perché le pedine di questi tavoli interagiscono tra loro di continuo» dichiarano gli investigatori che non hanno mai confermato o smentito nulla (ma semmai precisato) di quello che, da quel 14 novembre, i giornali hanno scritto sul delitto.
L'imprenditore-commerciante 52enne di origini agrigentine, trapiantato da anni in Brianza e arricchitosi notevolmente con lo smaltimento dei metalli e dei rifiuti speciali, venne ucciso come un boss con una raffica di sette colpi calibro 7.65 sparati da una pistola semiautomatica lunedì 14 novembre scorso, nel suo ufficio brianzolo di Desio. In un complesso residenziale dove i suoi killer avevano studiato praticamente ogni dettaglio, approfittando persino del giorno di chiusura del vicino bar per azzerare possibili testimoni. Da allora i militari che investigano sull'assassinio di questo personaggio da romanzo criminale (nel 2009 era stato arrestato per frode fiscale in una maxi truffa da 180 milioni di euro che vide coinvolte aziende a Brescia, Napoli e Ravanusa, ndr) hanno individuato tre principali filoni d'inchiesta: quello legato ai rapporti del morto con la Sicilia e la nativa Ravanusa, legami sempre molto intensi; quello con il territorio brianzolo e la malavita locale e, infine, quello molto più privato, che riguarda le relazioni di Vivacqua con la ex moglie, i figli e l'attuale compagna straniera.
Nel frattempo, ad aprile, un'operazione della Procura di Milano, indagando sulla Metalbland - una società di Castano Primo - ha scoperchiato un vasto giro di fatture false ed evasione dell'Iva per centinaia di milioni di euro. La società brianzola, infatti, a fronte di un volume d'affari di svariati milioni, presentava un'operatività praticamente inconsistente. Sono così partiti gli approfondimenti sui soci, pregiudicati che dichiaravano al Fisco poche migliaia di euro, ma che conducevano un tenore di vita elevatissimo. È così che sono finiti in carcere i figli di Vivacqua: Daniele, Gaetano e Antonio, anch'essi residenti in Lombardia. Tra i fermati anche un gruppo di ravanusani che vivono qui.
Il 17 giugno scorso, poi, sempre a Desio, è una delle consuocere di Vivacqua ad essere uccisa durante una rapina: Franca Lo Iacono, 61 anni, viene trovata in fin di vita in macchina, all'interno del suo garage, con diverse ferite alla gola e muore tra le braccia dei soccorritori. Guarda caso, uno dei tre fermati dai carabinieri per l'omicidio è un canicattese che, si è scoperto, non solo aveva forti legami con Ravanusa, ma aveva ricevuto la soffiata che la donna, al momento dell'agguato, aveva con sé molto denaro.
Sempre indagando sul delitto Vivacqua, carabinieri e finanzieri monzesi hanno scoperto un giro di tangenti che ha portato in galera un consigliere comunale, mentre altri 4 professionisti sono finiti ai domiciliari. «Ma quest'inchiesta è avulsa dall'omicidio - assicurano i militari -. Sul quale resta forse un unico punto fermo, emerso con chiarezza: l'imprenditore manteneva con Ravanusa e la Sicilia un legame strettissimo nonostante la fortuna fatta in Brianza. E per quel che riguarda la sua eliminazione tutto è sicuramente partito da lì». Anche i suoi killer?