Un'estate di piccole grandi mostre

Non di solo Palazzo Reale vive l'estate delle mostre milanesi. Come spesso capita, anzi, le rassegne espositive più singolari e interessanti si tengono in spazi poco pubblicizzati, si focalizzano su tematiche o artisti mediaticamente non eclatanti, restano aperte non oltre l'inizio di settembre. È questo il caso di Zavattini e i Maestri del Novecento, la collezione dello scrittore, pittore e sceneggiatore di capolavori del neorealismo come Ladri di biciclette e Miracolo a Milano, proposta dalla Pinacoteca di Brera fino all'8 settembre. Nella sala XV del museo di via Brera sono raccolte centocinquantadue «opere minime» commissionate da Zavattini a grandi artisti dello scorso secolo, tutte con lo stesso formato, 8 x 10 cm, e il medesimo soggetto, l'autoritratto. I volti di Balla, Sironi, De Chirico, Savinio, Melotti, Fontana, Burri, Vedova, Schifano e di altri protagonisti della scena pittorica italiana sono esposti insieme con le lettere che gli artisti hanno indirizzato al loro committente: non solo missive con finalità pratiche, ma anche acute riflessioni sulla propria attività creativa e sul significato del «dipingere in piccolo».
Fino all'8 settembre la Triennale ospita Foresta rossa, una bella mostra che Velasco Vitali ha dedicato a «416 città fantasma nel mondo». Attraverso quasi trenta opere su tela e un centinaio su carta, Vitali si confronta con la dimensione urbana, spesso al centro della ricerca pittorica degli ultimi decenni, in modo raffinato e innovativo. I suoi dipinti sono rivisitazioni di progetti, sogni e spesso incubi generati dalla tensione utopica che ha caratterizzato l'urbanistica del novecento.
Rise and Fall of Apartheid, l'esposizione in corso fino al 15 settembre nel PAC di via Palestro, raccoglie un imponente mole di materiali su mezzo secolo di vita sudafricana. L'apartheid infatti, in questa mostra transitata precedentemente da New York e da Monaco, è inquadrato nel suo contesto storico-istituzionale ma, allo stesso tempo, nel suo rapporto con la quotidianità di parecchi milioni di cittadini che, a partire dal 1948, si trovarono per mezzo secolo ai margini della nazione in cui risiedevano. Cinquecento tra fotografie, video, libri giornali e documenti, molti dei quali totalmente inediti, raccontano una storia fatta di scontri politici, burocrazia, discriminazioni e lutti. Ma anche appunto di immagini che, con il loro potere spesso sottovalutato, hanno fatto conoscere al mondo l'insostenibile tragicità di quella situazione. Infine, sino al 1 settembre la Fondazione Forma ospita Anticorpi, una mostra del fotografo marsigliese Antoine D'Agata dedicata alle «due facce della violenza nel mondo»: quella esplicita dei conflitti in terra di Libia e Palestina, e quella implicita allo sfruttamento sessuale e alla sopraffazione che caratterizza molte tipologie di rapporti interpersonali.