In Valcamonica i graffiti dei contemporanei

Esposizione di murales e installazioni nei luoghi resi celebri dalle incisioni rupestri

Marta Calcagno Baldini

La Valcamonica, patrimonio dell'Unesco per il ricco patrimonio di incisioni rupestri, è diventata una terra anche per appassionati d'arte contemporanea grazie all'intervento di privati cittadini e di sindaci illuminati. Il progetto si chiama «Wall in Art», è partito nel 2015 e prosegue anche nel 2017. Sotto la guida di Ozmo (Pontedera, Pi, 1975), pittore nonché direttore artistico dell'operazione insieme al coordinamento di Sergio Cotti Piccinelli e Simona Nava, nel 2016 sono stati invitati 2501, nonché Jacopo Ceccarelli (Milano, 1981), e Gaia (street artist newyorkese anche se con origini italiane): i tre hanno realizzato un'opera di murales negli altrettanti paesi della Valcamonica. Ecco che a Paspardo, ad esempio, «2501» ha disegnato, direttamente sul muro di una casa privata, la sua interpretazione della Rosa Camuna, incisione rupestre che è diventata anche il simbolo della Regione Lombardia. L'opera di Gaia sul muro di un tornante di Monno, 570mq, che conduce al Passo del Montirolo, è un grande murales il cui titolo è «The Human Condition» e rappresenta due immigrati italiani, mamma e figlio, ai tempi della migrazione italiana verso gli Stati Uniti. L'operazione di riqualificazione del territorio grazie all'arte contemporanea a ha un precedente rispetto a «Wall in Art» e si chiama «Aperto»: L'operazione è partita nel 2010 grazie alla Fondazione Cariplo e per il 2016-2017 «Aperto» ha realizzato la mostra «Pezzotti» nel Piccolo Museo di Monno, ricavato negli spazi, ridotti, del vecchio asilo del paese. Una volta raggiunto si vedrà una mostra particolare sui «pezzotti», strisce di tessuto ricavate stracciando stoffe vecchie da buttare via, scarti. Secondo la tradizione i «pezzotti» vengono tessuti insieme a telaio formando dei caratteristici tappeti o centri tavola: gli artisti contemporanei Stefano Boccalini, Umberto Cavenago, Ettore Favini, Claudia Losi, Angelo Scarleti e Wumkos hanno disegnato una fantasia specifica per realizzare un pezzotto, che poi la signora Gina, la più esperta in paese nel lavoro a telaio, con l'aiuto di altre donne di Monno hanno tessuto.