Vertici, intese e scenari Un «rito ambrosiano» per la nuova Forza Italia

Salini lavora sulla «via lombarda» al rilancio E all'evento del 29 hanno aderito già in 400

Alberto Giannoni

Nonostante l'estate incombente sono giorni di lavoro frenetico per Massimiliano Salini, neo commissario lombardo di Forza Italia e deputato europeo. Il Parlamento di Strasburgo non è ancora a pieno regime e «Max» (come lo chiamano gli amici) non ha voluto incarichi particolari proprio per dedicarsi alla riorganizzazione degli azzurri in Lombardia. Venerdì ha incontrato il coordinamento di Milano e oggi vedrà i parlamentari lombardi (e forse gli assessori regionali), compresi i fedelissimi di Giovanni Toti.

È chiaro che Salini ha in testa un partito dell'Italia che produce e che crea lavoro, quel Paese - ha detto - «che si mette in gioco ogni giorno, intraprende e chiede solo di tornare a crescere». Questa vocazione di Forza Italia vuole strutturarla attraverso un dialogo continuo col cuore pulsante di questo blocco sociale. Per questo ha annunciato «un confronto regionale permanente» con «tutti rappresentanti di Fi nelle province lombarde».

In questo disegno Milano gioca ovviamente un ruolo centrale, e testerà la ritrovata capacità degli azzurri di proporsi non solo come alternativa alla Lega, ma anche come polo attrattivo di quell'elettorato che negli ultimi anni si è astenuto o ha provato a dare una chance al Pd, prima di Matteo Renzi e poi (a Milano) di Beppe Sala. Sul piano politico, Fi deve riallacciare o stringere i rapporti anche con spezzoni di mondi politici (a partire da «Milano popolare», la cui adesione, al di là della vicinanza ideale a Salini, non è considerata «automatica»). Ma sarà soprattutto con gli interlocutori sociali che si dovrà parlare.

Salini cerca insomma una «via ambrosiana» al rilancio di Forza Italia, e proverà a declinare un messaggio che parta dalla Lombardia come modello vincente (l'ex governatore Roberto Maroni ha parlato di un «rito ambrosiano» intendendo la politica della concretezza e del buon governo). Intanto, per qualcuno, il congresso milanese del partito tecnicamente potrebbe essere celebrato anche domani, proprio come è stato per quello di Brescia. Altri invece preferirebbero aspettare le nuove regole.

La Lombardia, comunque, sarà decisiva negli equilibri interni, da qui al congresso nazionale. Uno dei due neo coordinatori nazionali, Giovanni Toti, ha in Lombardia una pattuglia di fedelissimi fra Bergamo e Lodi (Alessandro Sorte, Stefano Benigni e Claudio Pedrazzini). Discorso a parte merita però l'iniziativa dei cinque eletti in Regione (Alessandro Fermi, Giulio Gallera, Federico Romani, Alan Rizzi e Mauro Piazza) che hanno promosso per sabato un evento, «Italia per Forza», a Villa Torretta. Considerati «totiani» nel momento in cui chiedevano primarie e congressi, adesso i cinque hanno incassato il loro risultato e lo scenario cambia.

All'evento del 29 si segnala già l'adesione di circa 400 persone e nell'entourage dei promotori si continua a confermare la presenza dell'altro neo coordinatore nazionale, Mara Carfagna, che d'altra parte ha già annunciato di voler partecipare anche alla convention romana di Toti. Le carte, insomma potrebbero mischiarsi e chi stava con Toti per rivendicare una discontinuità nella gestione del partito domani potrebbe scegliere Carfagna (o eventuali altri candidati) per ragioni di merito. Dall'altra parte, il rientro di Toti nei ranghi azzurri ha fermato qualcuno che dall'esterno - da destra per esempio - guardava con interesse alle sue mosse, ma resta il fatto che Toti movimentista vuole aprire e continua a rivolgersi a tutti: militanti forzisti, ex e «altri ancora provenienti da esperienze diverse». L'obiettivo - dice - è «un movimento politico di nuovo aperto», «che sia la casa di tutti».

Le carte, insomma, si rimescoleranno e con nuovi criteri. Niente è scontato d'altra parte, neanche che la contesa congressuale si limiti a questi due nomi oggi sotto i riflettori: Toti e Carfagna. La vice presidente della Camera d'altra parte ha il problema di non farsi relegare al mero ruolo di rappresentante del Sud. Ed è già partita la caccia ai suoi possibili alleati «nordisti». La Lombardia per ora guarda ma sarà decisiva. E in Lombardia resta molto forte la capogruppo Mariastella Gelmini, che ammonisce: «Serve un confronto costruttivo sul futuro dell'Italia, non basta dividere il campo in due tifoserie o comitati elettorali».