Viaggio nel pianeta del poeta ribelle che ha sfidato il design

Nel centenario della nascita la Triennale dedica un omaggio al poliedrico progettista

È l'anno di Ettore Sottsass questo. I motivi sono biografici: il 14 settembre di cento anni fa il grande designer, architetto, fotografo, pittore, ceramista, urbanista (fu tutte queste cose messe insieme) nasceva a Innsbruck, in Austria, e dieci anni fa, il 31 dicembre del 2007, si spegneva a Milano, città dove, dopo gli studi al Politecnico di Torino e il suo peregrinar per il mondo a caccia di idee e spazi sempre nuovi, amava tornare.

Doveroso dunque l'omaggio che ora la Triennale dedica a questo talento creativo del Novecento: «Ettore Sottsass. There is a planet» (dal 15 settembre all'11 marzo) non è una mostra come le altre. Con un progetto di allestimento firmato da Michele De Lucchi e Christoph Radl, amici e sodali di Sottsass, si avvale della curatela di Barbara Radice. «Ettore è una specie di arcipelago. Non importa sapere se e quale isola sia più attraente, perché lui non è descritto da nessuna. E' tutte le isole insieme», scrive nel catalogo usando quella corrispondenza di amoroso sentire che può avere solo lei, a lungo compagna di Sottsass. Figlia del pittore Mario Radice, conobbe il designer durante un'intervista e dai primi anni Ottanta è stata al suo fianco (viaggi compresi: le isole del Pacifico, il Giappone, l'India, Los Angeles). Questo «poeta e ribelle» del design così recita il titolo di una mostra che fino a poche settimane era a lui dedicata al Vitra Schaudepot di Weil am Rhein, in Germania in sessant'anni di carriera ha figurativamente viaggiato tra tutte le espressioni creative. E sul «pianeta Sottsass» siamo ora invitati a salire anche noi, attraverso un percorso in nove sale che suggerisce le tappe fondamentali della sua produzione, dai primi disegni degli anni Cinquanta alle ultime riflessioni. Ci sono tutte le sue creazioni più note, dalla libreria Carlton alla mitica macchina da scrivere Valentine, passando per opere «ribelli» tipo Cabinet. Come orientarsi in tutta questa magmatica creatività? C'è una mappa fisica: oltre al calatolo della mostra, Electa pubblica il progetto editoriale There is a Planet (C'è un pianeta) cui Sottsass lavorò negli anni Novanta per l'editore tedesco Wasmuth, ma che non fu mai pubblicato. Si tratta di una sorta di libro d'artista dove sono raccolte fotografie, documenti e appunti, tracce di quarant'anni di viaggi intorno al mondo, dai Caraibi alle Eolie. Concepito in cinque sezioni, indaga il modo in cui l'uomo abita e si rapporta al Pianeta in cui vive, tema peraltro di incredibile modernità. Nella sua varietà, il volume si intreccia alla perfezione ai tanti pezzi esposti in Triennale, ché Sottsass nella vita è stato sì pittore e artista, affascinato dall'Arte Concreta e poi dallo Spazialismo, ma anche manager concreto (florida la collaborazione con l'Olivetti, che gli vale il Compasso d'Oro nel 1970, e prima ancora con Poltronanuova, per cui concepisce armadi avveniristici). Dalle tavole alle sedie, passando per i mobili d'ufficio, non c'è ambito in cui Sottsass non ripensi in modo radicale' gli oggetti d'uso comune. Negli anni Settanta, sensibile alle sirene della contestazione, si adopera per diffondere un design che non perda mai di vista l'utilità pratica. Celebrato al MoMa e nei maggiori musei del mondo, fonda la Ettore Sottsass Associati e poi il gruppo Memphis, che inventa' mobili dalle forme monumentali capaci di stupire il mercato e gli appassionati. Dai vetri di murano (che rielabora per Artemide) ai progetti per abitazioni come Casa Wolf, Ettore Sottsass è riuscito a plasmare il suo universo colorato e utile. Una lezione, quella riassunta in Triennale, ancora tutta da apprendere per molti designer di oggi.