La pittura è una tigre a colori e Pinelli sa ancora cavalcarla

Esposte a Palazzo Reale le opere dell'artista siciliano che lasciò Catania per cercare fortuna con il pennello

Un catanese a Milano. Ieri, alla presentazione della sua personale al primo piano di Palazzo Reale, l'artista Pino Pinelli ottant'anni a ottobre, tra i nomi di spicco della Pittura Analitica ha voluto ricordare le sue radici. «Sono l'unico della famiglia ad aver lasciato Catania ed essersi trasferito a Milano: mio padre fu il primo a capire che questa mia passione di mettere le mani sulle cose poteva diventare qualcosa di più», racconta davanti a una quarantina di suoi lavori che ripercorrono cinquant'anni di carriera di ricerca. Pittura oltre il limite doveva essere inaugurata oggi, ma la festa è slittata all'ultim'ora per l'incidente mortale che ha funestato la preparazione dell'esposizione attigua dedicata ad Agostino Bonalumi. Pittura oltre il limite (aperta fino al 16 settembre, ingresso gratuito, catalogo Silvana editoriale) è il titolo scelto dal curatore Francesco Tedeschi per la prima personale «istituzionale» dell'artista, un'antologica realizzata in collaborazione con l'archivio di Pinelli che si snoda in ordine cronologico lungo otto sale.

Si raccontano le diverse fasi e stagioni del suo lavoro creativo passato, per poi spostarsi alle Gallerie d'Italia, sede museale di Intesa Sanpaolo, dove è allestita una coda dell'esposizione, per così dire, ancor più contemporanea. È esposta un'imponente installazione appena realizzata: si tratta de I cinque movimenti, un centinaio di elementi disseminati sul muro, accompagnati dalla diffusione di un brano di Bach, il Preludio in Do Maggiore PWV 846, scelto dall'artista stesso perché scandito in cinque movimenti musicali che spaziano dal grave al brio, per chiudersi nell'adagio. Di che cosa sono fatti gli elementi che vediamo sul muro? Sono un misto di acrilico e flanella, che diventa pittura spessa e materica. Il colore, poi, è di un rosso indefinibile: nasce dalla mescolanza, sulla tavolozza, di cinque rossi diversi.

«Rappresenta il mio tentativo di cavalcare la tigre chiosa Pinelli perché la pittura è come una tigre: è femmina, feroce e non ammette mezze misure. Con quest'ultima mia opera ho cercato di dimostrare che riesco ancora a tirar la coda di questo animale». I primi tentavi, nella Milano degli anni Sessanta in cui Pinelli comincia a muoversi, non furono semplici: «Non conoscevo nessuno a Brera: ho impiegato sette anni a far capire ciò che facevo». Quel che faceva - e che da lì a poco trovò spazio prima alla Galleria il Milione e poi in varie mostre in Italia e all'estero è ciò che oggi definiamo Pittura Analitica per il ricorso al colore unico (di solito primario: rosso, giallo, blu, ma anche bianco e grigio) e alla disseminazione, che è un modo per dire che la pittura viene stravolta, spezzettata. Il colore non se ne sta più lì, dentro la cornice di un quadro, ma è disperso in varie forme geometriche sulla parete. Tutto inizia nel '76 con un Pittura GR, un «rettangolo tagliato» in sagome a forma di L: lo spazio che conta non è più solo quello contenuto dalla cornice, ma ciò che vi entra ed esce. Le disseminazioni di Pinelli continuano, ora declinate sul blu acceso ora sul rosso, ora in forme rettangolari ora circolari: occupano in mostra pareti candide, ma dialogano meglio con le volte affrescate del Palazzo, a ricordarci che questo genere di pittura si percepisce davvero quando leva lo sguardo dalla solita linea d'orizzonte. Quella che sulla carta avrebbe dovuto essere una mostra algida (come per certi versi è la Pittura Analitica), diventa un piccolo viaggio emotivo, in compagnia del colore.