La zanzara del Nilo vola verso Milano: trasfusioni a rischio

All'inizio di agosto erano segnalate a Modena; adesso sono arrivate a Parma; se mantengono la stessa velocità di crociera, in meno di un mese le zanzare portatrici del virus saranno arrivate a Milano. E a quel punto si aprirà un problema di non facile soluzione per il sistema di donazione, raccolta e somministrazione del sangue per i pazienti bisognosi di trasfusione. Perché quello che si sta avvicinando a grandi passi alla città è un insetto raramente pericoloso per l'essere umano in salute, ma che può annidare nel sangue donato un virus in grado di resistere a lungo e di avere conseguenze anche drammatiche per gli organismi già debilitati. Lo stato di massima allerta si annuncia ormai imminente. Il sistema di donazione del sangue a Milano si avvia ad affrontare una emergenza senza precedenti.
L'altro ieri il centro trasfusionale del Policlinico di via Francesco Sforza ha diramato a tutti i suoi sedicimila donatori l'ordine di servizio che prende atto dell'avanzata della malattia: d'ora in avanti, chiunque abbia soggiornato anche solo per una notte a Parma dovrà aspettare almeno ventotto giorni prima di dare il sangue. Lo stesso provvedimento viene applicato a chi abbia dormito in Austria o nelle altre località italiane e straniere dove già è stata rilevata la presenza della zanzara portatrice del Wnv, il virus del Nilo occidentale. Ma è evidente che il dato più allarmante è l'avanzata della frontiera meridionale dell'epidemia, perché salvo miracoli rende inevitabile l'arrivo del virus a Milano.
Già tre anni fa, nel 2010, il virus Wnv era stato segnalato in alcune province della Lombardia meridionale, ma la sua presenza non era stata ritenuta allarmante. Ora invece le preoccupazioni sono serie, e una misura emergenziale come la quarantena imposta ai donatori del Policlinico lo conferma. Se e quando la zanzara del Wnv verrà segnalata a Milano, tutti i sedicimila donatori milanesi diverranno automaticamente a rischio. E visto che non si potrà metterli tutti in quarantena - pena l'esaurimento in tempi assai brevi delle scorte per i malati - l'unica soluzione per evitare la paralisi del sistema sarà sottoporre ogni singola sacca donata allo screening della presenza del virus. Un procedimento non semplice e soprattutto costoso, ma inevitabile per scongiurare il rischio di trasferire ai malati sangue infetto.
Lo stesso sistema di screening a tappeto viene d'altronde già adottato per le donazioni di cordone ombelicale e cellule staminali da parte di chi ha soggiornato nelle zone considerate a rischio: niente quarantena, vista l'urgenza di utilizzo che spesso accompagna queste donazioni, ma controllo caso per caso della presenza del virus. E le madri che decidono di depositare il proprio cordone ombelicale presso banche estere (in Italia questa pratica non è consentita) per poterlo utilizzare in caso di malattie future del bambino, verranno avvisare delle necessità di sottoporre il cordone a analisi prima di usarlo.
Il virus del Nilo occidentale prende il nome dalle prime zone dove è stato rilevato ma a partire dalla fine del secolo scorso, con la mutazione del clima, si è esteso anche a climi temperati. I suoi inquilini preferiti sono gli uccelli ma non disdegna di infettare i mammiferi, esseri umani compresi. Che di solito neppure se ne accorgono, visto che il sintomi più frequente è una emicrania passeggera.