Da Milwaukee a Monza il murale di Keith Haring

Lunga 30 metri, smontata pezzo per pezzo inaugura il Serrone di Villa Reale

Non chiamatela street art. Quella di Keith Haring, genio metropolitano che, come molti della sua generazione, non arrivò a compiere 33 anni, è molto di più. È fantasia allo stato puro, voglia di stupire, creatività dissacrante. In un periodo felice per l’«arte di strada» (la mostra in corso al Pac, i giudizi di Sgarbi sui graffiti del Leoncavallo, i dibattiti e altro ancora), a Monza in occasione dell’apertura del Serrone della Villa Reale di Monza, giunge direttamente dagli Stati Uniti una delle opere più significative di Haring: il murale di Milwaukee. L’opera risale ai primi anni Ottanta, all’83 per l’esattezza: all’epoca l’Università della città americana invitò il giovane artista di strada a realizzare un murale nel luogo in cui sarebbe sorto il Patrick and Beatrice Haggerty Museum of Art. Haring si mise al lavoro: il risultato fu una serie di 24 pannelli di legno, dipinti da entrambi i lati. Per la prima volta dalla sua realizzazione, l’opera, lunga trenta metri e alta due e mezzo, viene esposta fuori dagli Stati Uniti: approda in Italia grazie alla collaborazione tra Monza e il museo di Milwaukee e con il contributo della provincia di Milano e Babygella. L’effetto è quello che tutte le opere di Keith Haring provocano in chi le guarda: curiosità e stupore per quei disegni, inconfondibili. La firma (tag in gergo) di Haring nei primi anni aveva sembianze di animale, una sorta di cane: ma era troppo banale e l'artista elaborò «the baby», il caratteristico bambino a quattro zampe che diventerà poi il segno distintivo della sua pittura. Scelta dettata dall'istinto di volersi distinguere dai mille ragazzi della sua generazione che avevano scelto i muri delle metropoli come palcoscenico, i tag di Haring sono omaggiati in serissime sale da museo. Nel caso di Milwaukee, sebbene la genesi del murale dipendesse da una committenza, Haring si espresse liberamente, supportato da una folla di curiosi che si metteva alle sue spalle durante i lunghi giorni della pittura dei pannelli. Al Serrone di Villa Reale - la scelta dell’ambiente chiuso è determinata da motivi di sicurezza - non si vedrà solo questa imponente opera: fotografie, disegni e un video che documenta le fasi della lavorazione accompagnano il visitatore nell’universo colorato di Haring (catalogo Skira). Chiude il murale la caratteristica faccia con tre occhi che fa la linguaccia: è Haring che ci ricorda di non prendersi troppo sul serio.