Minacciato il loro portafoglio: magistrati pronti allo sciopero

L’Anm non vuole che cambi il sistema degli scatti retributivi

da Roma

Dopo i rumor dei giorni scorsi adesso la risposta dei magistrati al governo è ufficiale. L’Anm, l’Associazione nazionale dei magistrati, con un documento firmato da Unicost, Magistratura democratica e Movimento per la giustizia (Magistratura indipendente, l’ala moderata, ne ha sottoscritto uno suo), ha da ieri sera di fatto proclamato lo stato di agitazione. Motivazione ufficiale è la protesta contro le misure del governo in materia di giustizia. In realtà sembra che più della norma «blocca processi» e più del taglio delle risorse al sistema giudiziario, l’agitazione sia rivolta contro le misure previste dall’articolo 69 del decreto legge collegato alla manovra finanziaria che prevede un freno agli stipendi dei magistrati. In particolare, la questione è legata agli scatti retributivi, oggi biennali e in predicato di diventare triennali. A detta del presidente dell’Anm, Luca Palamara, questo «avrebbe gravi ripercussioni» sulla struttura retributiva delle toghe. Nella relazione introduttiva al Comitato direttivo centrale dell’Anm, Palamara ha parlato di un «devastante disegno di legge del governo». Una serie di interventi in grado, potenzialmente, di «bloccare la macchina giudiziaria» e per cui «i magistrati sono in grave allarme». Quindi, ribadisce il presidente dell’Associazione, deve anche «permanere lo stato di agitazione con convocazione permanente del consiglio direttivo centrale dell’Associazione, che garantisca il costante monitoraggio della trattativa in corso». Ma allora se c’è una trattativa perché la protesta?In realtà, spiega Palamara, il provvedimento non cade come un fulmine a ciel sereno ma è il frutto di una serie di consultazioni che lo stesso magistrato ha avuto nei giorni scorsi con Gianni Letta e con il Guardasigilli Angelino Alfano. Da questi incontri sarebbe emersa una soluzione di compromesso: congelare gli scatti per un anno per poi tornare alla situazione attuale. Ma «l’unica norma che vediamo scritta - ribadisce Palamara - è l’attuale formulazione dell’articolo 69». E quindi anche se «Letta ha recepito le nostre rimostranze e ci ha assicurato un immediato intervento», continua il magistrato, «fin quando non avremo delle modifiche approvate, il nostro allarme non potrà venire meno». Anche il ministro Calderoli annuncia di voler incontrare l’Anm: «Prima di scontrarmi - dice - voglio capire quali sono le posizioni».
In soldoni, l’allarme vale 2.200 euro in meno l’anno per i magistrati in tirocinio, 1.800 per quelli in Corte d’appello e 1.200 per i magistrati di Cassazione. Per inciso e per cronaca, un magistrato di Tribunale dopo 3 anni di attività guadagna circa 6000 euro lordi al mese. Poi lo stipendio sale: la media della categoria si aggira sui 9-10mila euro lordi al mese.