Ministero della Salute: «Prima di consumarlo deve essere bollito»

«Il latte crudo è un alimento integro e vivo che contiene elementi nutrizionali fondamentali per l’alimentazione umana a tutte le età», dichiara Giorgio Calabrese, docente di Nutrizione Umana presso l’Università di Torino e consulente del Ministero della Salute, concetto già sottolineato anche dal convegno «Latte: la cruda verità. Il latte crudo, i suoi vantaggi, i suoi pericoli», organizzato a fine gennaio da Slow Food Italia e dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
Dal 10 dicembre il ministero ha emesso un’ ordinanza che introduce l’obbligo di riportare sugli appositi distributori la dicitura da consumarsi solo dopo bollitura, al fine di distruggere ogni sorta di microrganismo patogeno.
Roberta Lodi, biologa e responsabile della sede del Cnr di Milano - Ispa (Istituto di Scienze delle produzioni animali) appare però scettica riguardo alla disposizione ministeriale. Le statistiche dimostrerebbero, infatti, secondo l’ esperta, che non ci sono state variazioni nella casistica di Seu (Sindrome emolitico-uremica), una malattia molto rara causata da tossinfezioni di Escherichia Coli, da quando si sono diffusi in Italia erogatori di latte crudo.
Secondo la biologa in realtà «la bollitura peggiora il prodotto, per persone immunodepresse o bimbi al di sotto dei tre anni è bene ed è sufficiente scaldare il latte a 70 gradi. Il consumatore deve essere istruito, non confuso».
Il trattamento con il calore, la cosiddetta pastorizzazione, andrebbe ad indebolire il valore nutrizionale del latte, distruggendo almeno il 10% delle vitamine B1, B6 e B12 e il 25% della vitamina C contenute nel latte crudo. Inoltre, inciderebbe negativamente sulla capacità del corpo di assorbire l’acido folico (o vitamina B9), particolarmente importante per il sistema nervoso e la circolazione del sangue e per il normale sviluppo embrionale. Per la biologa la risposta migliore è garantire la massima sicurezza ovunque. «L’esperienza lombarda – spiega la Lodi– ha permesso di costruire le regole per una gestione sanitaria del latte crudo: l’allevatore garantisce che la sua stalla è sana, grazie anche agli strumenti per ridurre il rischio di proliferazione di elementi patogeni forniti da veterinari e tecnici del latte; il consumatore, infine, conserva correttamente il prodotto prelevato dall’erogatore»