Il ministro chiede anche ai bambini un parere per migliorare la scuola

Test in 35 istituti. Un ispettore: «Ma cosa potrà rispondere a Fioroni un bimbo?»

Attuato in 35 scuole di Milano e provincia il «progetto ascolto»: anche i bambini di nove anni chiamati a dare un parere al ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni su quel che si deve fare per cambiare la scuola. Un mega sondaggio previsto complessivamente in 800 scuole distribuite su tutto il territorio nazionale attraverso la somministrazione di un questionario che ha lo scopo di «acquisire dati sulle varie realtà in vista di interventi normativi e azioni di contesto corrispondenti alle effettive esigenze dei soggetti coinvolti».
Le scuole che partecipano al test pare siano state scelte con assoluta casualità. In ognuna di esse sono stati interpellati 20 docenti, 20 genitori e 20 allievi. Coinvolte complessivamente 20mila persone. Nelle scuole prescelte sono stati sorteggiati coloro a cui è stato consegnato il questionario da compilare. E poi un cervellone elettronico triturerà tutti i dati. Un questionario a domande e risposte chiuse: ovvero tante crocette sul dialogo. A questo sondaggio sono chiamati a rispondere studenti delle superiori, ma anche alunni di seconda media e persino di quarta elementare.
Insomma anche bambini di nove anni sono stati chiamati a dare consigli al ministro su quel che si deve fare per rendere la scuola migliore di quello che è. E questo è l’aspetto che più sconcerta gli esperti di questioni scolastiche. Commenta non senza ironia uno degli ispettori tecnici coinvolti nell’operazione: «Possiamo capire le maestre, i professori, le bidelle, i papà, gli assessori, ma ci pare una novità strampalata chiedere ad una qualsiasi bimba di 9 anni... che cosa: se vuole più compiti per casa? Se vuole una o più maestre? Con quali spiegazioni la nostra piccola alunna si troverà, magari di nascosto, a mettere crocette su un questionario?». I questionari sono stati consegnati in busta chiusa, come avviene per i temi della maturità. Un’incombenza in più che cade sulla testa delle scuole per produrre un’altra montagna di carta che poi verrà trasmessa a Roma. Poi non resterà che aspettare i dati che verranno elaborati da un cervellone ministeriale. Dati sulla cui scientificità sono certo in pochi a credere. Ma ormai da oggi la macchina del sondaggio è in movimento.
Commenta con amarezza il solito ispettore chiamato a controllare le operazioni: «Non ci pare il caso di ingolfare le scuole con goffissime prove di ascolto su questionari chiusi, ignoti, con procedure affastellate, in un parallelo silenzio di proposte. Meglio dare la parola e aprire un dibattito, su proposte vere non solo su domande a risposta chiusa».