Il ministro Passera pensa al suo Sviluppo

Cosa faranno da grandi i ministri del governo Monti? Qualche tecnico pensa al proprio futuro. Passera in primis: la sua seconda vita sarà da politico

Cosa faranno da «grandi» i ministri del governo Monti? Le elezioni sono ancora un puntino all’orizzonte, e senza colpi di scena si andrà avanti così ancora per un po’, ma intanto qualche tecnico comincia a pensare al proprio futuro. L’esperienza al governo non si cancella e dopo non è facile tornare a indossare i vecchi abiti. Ma se l’enigma Monti si svelerà solo alla fine, c’è chi comincia a lanciare qualche segnale. Corrado Passera non ha certo cambiato il suo destino da top manager per accontentarsi di qualche anno sabbatico al governo. Non tornerà a fare il banchiere, ma la sua seconda vita sarà da politico. L’incognita, semmai, sarà capire come e con chi. Nell’intervista che ha dato a Repubblica si è manifestato come il ministro forte della banda Monti. Ha chiarito che sulle liberalizzazioni non ci saranno dietro front: «Il Parlamento è sovrano, ma questa è la nostra proposta: pensiamo non debba essere né annacquata, né snaturata». Rivendica con orgoglio il lavoro dei tecnici e senza modestia sottolinea la differenza con il passato: «Intanto, in appena due mesi abbiamo fatto quanto non era mai stato fatto in quasi due decenni». È sicuro di avere il sostegno virtuale degli italiani: «Siamo convinti che una parte rilevante del Paese è con noi: ci saranno pure i “100 forconi”, in giro per la penisola, ma ci sono alcuni milioni di cittadini che ci dicono “bene, non vi fermate”. Si rendono conto che così, in Italia, non si può più andare avanti. Serve una scossa, e noi stiamo cercando di darla». E poi, soprattutto, fa capire che il futuro non è scritto, ma un punto fisso comunque c’è, una base di partenza: la politica sarà il suo mestiere: «Cosa farò nel 2013? Ho accettato con entusiasmo di partecipare a un progetto fortemente voluto dal presidente Napolitano e dal presidente Monti. Spero solo che funzioni. Tutto il resto si vedrà. Non è la prima volta che lavoro per lo Stato: lo faccio con grande orgoglio».

Passera sta superando la soglia che separa il tecnico di passaggio dal politico di professione. Si muove in un futuro dove molte delle certezze e degli schieramenti attuali sono in bilico e molte cose potrebbero cambiare. Lo scenario è in divenire e il ministro, al momento, si mantiene equidistante a tutti gli schieramenti. Tempo per decidere non manca, magari con Monti, senza Monti o al di là di Monti. L’ingaggio di Passera è probabilmente un pensiero che sta transitando nel Terzo Polo, con Casini che alzerebbe l’asticella delle sue ambizioni al Quirinale e con la speranza di confinare a destra il Pdl. Ma quanto vale Passerà in termini di voti? Le percentuali elettorali di Casini, Fini e Rutelli sono state sempre a una cifra, il fattore tecnici non fa miracoli e il Pdl ha ancora l’asso Berlusconi, l’unico in grado di fare la differenza in termini di voti. Il Pd all’eterna ricerca di un Papa straniero ha davvero il coraggio di scommettere su un ex banchiere? E quanto è compatibile Passera e lo stesso Monti con un progetto politico che imbarca una sinistra che va da Di Pietro a Vendola? Quale sarebbe invece il ruolo all’interno del Pdl di Passera? Può essere lui l’uomo del post Berlusconi? Sono tutte domande a cui neppure il ministro sa ora rispondere. L’azzardo finale sarebbe un partito dei tecnici, una nuova variabile che sconquasserebbe l’asse politico che conosciamo. Ma al gioco della democrazia quelli che contano sono i voti. E questo governo ancora non li ha.

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