Il capo del Pentagono in missione a Pechino per calmare le tensioni nel Mar Cinese

Jim Mattis, ministro della difesa americana, è arrivato oggi a Pechino in cerca di soluzioni pacifiche per fermare le manovre militari cinesi nelle acque del Pacifico. Subito dopo incontrerà il suo omonimo sudcoreano e giapponese

Il ministro della difesa americana Jim Mattis è atterrato stamane a Pechino per la sua prima visita in Cina in un clima di crescente tensione. L’amministrazione Trump ha deciso di inviare Mattis nel paese gigante d’Oriente con lo scopo di capire meglio quali siano le reali ambizioni strategiche di Pechino sul presunto controllo totale delle acque del Mar Cinese.

Il ministro americano incontrerà alcuni alti funzionari del Ministero della Difesa cinese e segnerà (almeno si spera) un punto di svolta nella complicata questione di quest’area del Pacifico. Altro punto delicato da discutere è l’aiuto offerto dalla Cina per la gestione del processo di riappacificazione con la Corea del Nord di Kim Jong-un, a seguito del positivo vertice di Singapore lo scorso 12 giugno tra il leader nordcoreano e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e della ripresa di comunicazione tra le due coree.

La matassa della vicenda cinese ha iniziato a ingarbugliarsi lo scorso maggio, dopo la decisione di Pechino di dispiegare un numero notevole di armamenti, tra cui batterie missilistiche e sistemi di disturbo elettronico, sulle isole artificiali nel Mar della Cina. Questa mossa geopolitica ha scatenato una serie di accuse, dettate da un forte sentimento di preoccupazione e paura, dei paesi dell’Asia meridionale, in particolare Giappone e Corea del Sud.

Ecco perché il capo del Pentagono volerà a Seul e poi a Tokyo, dopo i colloqui con i suoi pari cinesi, per rassicurare gli alleati di Washington dell'impegno americano a difenderli, nonostante la cancellazione a sorpresa del presidente Donald Trump delle prossime manovre militari congiunte con la Corea del Sud.

A complicare la situazione sono state le ultime dichiarazioni rilasciate dallo stesso Mattis pochi giorni fa, che ha definito le decisioni di Pechino come “rivendicazioni cinesi per riscrivere l'ordine mondiale esistente”, aggiungendo che “l'installazione di questi sistemi d'arma è direttamente correlata agli usi militari ai fini dell'intimidazione e costrizione”.

La risposta cinese non si è fatta attendere. Pechino ha respinto ogni accusa a dir suo “irresponsabile", dichiarando che le manovre messe in atto nelle ultime settimane sono delle mere precauzioni di difesa per tutelare e proteggere il proprio territorio.

Durante il volo per Pechino, Mattis ha affermato di essere aperto a qualunque soluzione politica che porti a una cooperazione militare duratura con la Cina.