"Denunciai Regeni, era una spia". Procura indaga sulla polizia

A Roma inquirenti puntano sull'ultimo video e sul ruolo della Sicurezza nazionale

Un momento del sit-in davanti all'ambasciata egiziana per chiedere la verità sulla morte di Giulio Regeni

Ci sono almeno cinque poliziotti della Sicurezza nazionale egiziana sottoposti allo scrutinio della procura di Roma, che si sta occupando delle torture e dell'uccisione di Giulio Regeni.

Sono in particolare due le persone su cui gli inquirenti hanno puntato gli occhi, ufficiali di polizia che risultano indagati per omicidio premeditato al Cairo, per avere partecipato al conflitto a fuoco in cui, al Cairo morirono cinque componenti di una banda criminalità che l'Egitto incolpò per la morte del giovane italiano, in uno di molti tentativi di depistare le indagini, solo per poi rimangiarsi tutto.

È questo uno degli ambiti su cui si lavora a Roma, dove si prende in considerazione anche il filmato emerso ieri e registrato da Mohamed Abdallah, il leader del sindacato degli ambulanti che finì per denunciarlo, ritenendolo un operativo dei servizi segreti, un uomo che Regeni nei suoi appunti definì "una miseria umana".

La prima questione da risolvere è su chi decise di registrare quel video. Perché se c'è chi sostiene che la microcamera arrivò dalla polizia, insieme con l'ordine, tuttavia ci sono anche due agenti che dicono che le forze dell'ordine non c'entrano nulla e che Abdallah agì in autonomia, utilizzando il suo telefonino.

"Era una spia e l’ho fatto parlare e registrato con spirito patriottico", ha detto oggi Abdallah al quotidiano El Shorouk, aggiungendo che "le sue domande avevano destato sospetti nei cinque precedenti incontri in cui abbiamo parlato" e di essersi inventato la storia della moglie malato di cancro per convincerlo a parlare. Il sindacalista chiese a Regeni soldi per la famiglia: soldi che l'italiano spiegò più volte di non potergli dare, perché non erano suoi, ma piuttosto stanziati per ricerche, non per uso privato.

Commenti

venco

Mar, 24/01/2017 - 18:18

In Egitto conta più il falso dichiarato da un loro cittadino contro uno straniero, il contrario che da noi,

nopolcorrect

Mar, 24/01/2017 - 18:55

Non facciamola troppo lunga e diciamoci la verità: se il povero ragazzo fosse stato altrettanto incosciente da andare a fare un'indagine o un'inchiesta sulla mafia o sulla ndrangheta illudendosi che siccome era un ricercatore dell'Università di Cambridge nessun mafioso o ndranghetista gli avrebbe fatto dell male il risultato finale sarebbe stato lo stesso, anzi forse il ragazzo sarebbe semplicemente sparito. Avete presente l'ammonimento sui tralicci dell'alta tensione: "Chi tocca i fili muore"?

Maura S.

Mar, 24/01/2017 - 18:58

comunque non erano fatti suoi di interferire nelle leggi di un paese straniero, oltretutto inviato dagli inglesi per creare problemi al nostro pese, che era anche il suo. Poche balle!!!

Iacobellig

Mar, 24/01/2017 - 19:00

DI QUESTO SOGGETTO NON FREGA NULLA, CI SONO COSE SOCIALI PIÙ GRAVI. OGNUNO RISPONDE DELLE PROPRIE AZIONI E DI QUELLO CHE FA.

MassimoR

Mar, 24/01/2017 - 19:05

in certi paesi ci vuol.poco a ficcarsi nei guai. Riposa in pace Giulio, succede.

mich123

Mar, 24/01/2017 - 23:55

In Egitto i processi non finiscono in prescrizione, anzi non se ne fanno proprio. Chi ha consigliato a Regeni di indagare la politica di quel Paese? Quant'é bella la gioventù.

Ritratto di filatelico

filatelico

Mer, 25/01/2017 - 02:50

Come già scritto in precedenza, chi fa il rivoluzionario all'estero può fare una brutta fine e quindi non me ne frega niente della sua morte !!! Perchè i suoi professori di Cambridge non hanno voluto testimoniare ???? BASTA SANTIFICAZIONI DI GIULIO REGENI !!!

Ritratto di Dario Maggiulli

Dario Maggiulli

Mer, 25/01/2017 - 09:16

Condivido, e come me la maggior parte degli italiani, quanto hanno scritto chi mi ha preceduto. Un idealista incauto, Giulio. Certi Paesi, in certi momenti storici, sono terreni minati che bisogna evitare di calpestare. Il mandante (GB), poi, è famigerato per l'utilizzazione di 'foreigners' nei lavori sporchi. Ho conosciuto un uomo che mi confidò di essere stato pagato dagli inglesi a fine II Guerra Mondiale con un milione di lire di allora, per l'eliminazione di sciami di africani, facendoli saltare in aria con esplosivo dopo averli stipati in caverne. -riproduzione riservata- 9,15 - 25.1.2017

hectorre

Mer, 25/01/2017 - 09:20

forse pensava di essere a paperopoli e di far parte delle giovani marmotte!!!....i casi sono due...o era al soldo di qualche servizio segreto oppure era un ingenuo......anche se la seconda ipotesi stride con la sua pseudoprofessione di ricercatore...anche i bambini sanno quel che accade in egitto se si ficca il naso nei loro affari,spacialmente se a farlo è uno straniero!!....visto l'interessamento dei nostri sinistri e del governo, propendo per la prima ipotesi.......nel frattempo tanti italiani sono morti all'estero, quasi nell'indifferenza totale di media e istituzioni!!!!

Ritratto di semperfideis

semperfideis

Mer, 25/01/2017 - 10:09

Già il solo fatto che si parli di "spia"...la dice lunga...ho sempre evidenziato il fatto che se Vai in Un paese Mussulmano le leggi sono leggi...quindi...xchè andare a svegliare il can che dorme ?? Cmq. R.I.P. mi piacerebbe sapere chi lo mandò....Università Inglese ??? Oppure MI5???

Ritratto di Ausonio

Ausonio

Mer, 25/01/2017 - 10:28

Gli inglesi usano simili ingenui per usarli come spie... del resto gli invasati di sinistra non vedono il mondo per come è (in certi paesi sei considerato sempre uno straniero invasore) ma per come vogliono (le favolette sull'uguaglianza).

guerrinofe

Mer, 25/01/2017 - 20:37

Si compatisce per questo povero giovine ,si parla solo....troppo di lui, che non sia stato solo uno studente ricercatore... tutto puo essere di questi tempi.