Ora la procura egiziana smentisce: Giulio Regeni non fu ucciso in centro

Sarebbero prive di fondamento le voci diffuse dai media locali. Intanto gli attivisti accusano: chi indaga fu condannato per tortura

Continuano a inseguirsi, sui media egiziani, le voci sulla morte del ricercatore italiano Giulio Regeni. E almeno alcune delle ipotesi riportate dalla stampa locale sembrano essere prive di fondamento. Almeno a sentire la procura di Giza, che sta lavorando al Cairo, e secondo cui il 28enne dottorando di Cambridge non sarebbe stato ucciso "in pieno centro", come aveva scritto ieri il quotidiano Al Masry Al Youm.

Quelle diffuse ieri sono "speculazione infondate", sostiene il procuratore Ahmed Nagy, che sta seguendo le indagini. Intanto un'attivista egiziana, Mona Seif, il cui marito, Alaa Abdelfattah, è in carcere, condannato per una manifestazione di dissenso organizzata nel 2013, lancia dure accuse.

Seif ricorda come il tenente colonnello Khaled Shalaby, direttore del Dipartimento indagini a Giza, fu condannato per tortura nel 2003. Insieme ad altri due uomini della polizia infierì fino a farlo morire su Shawki Ahmed Abdel. Un fatto confermato dalla ong Network arabo per le informazioni sui diritti umani (Anhri).