Guerra commerciale, Trump compra bandiere americane made in Cina

Bandiere, striscioni e stendardi made in Cina. Ecco da dove arriva il merchandising della prossima campagna elettorale di Donald Trump nel 2020. Polemiche sulla politica a due facce attuata dal presidente degli Stati Uniti

Come si suol dire: tra i due litiganti il terzo gode. Esiste, infatti, una fabbrica nella provincia bucolica cinese di Anhui (nella parte orientale del paese) che ha iniziato a fare fortuna proprio grazie a Donald Trump.

Incurante dell’acerrima guerra commerciale instauratasi tra Stati Uniti e Cina, questa piccola impresa familiare cinese non sembra avere alcun problema e - come riportato dall’agenzia di stampa francese Afp - continua a produrre e vendere migliaia di striscioni e bandiere a stelle e strisce, oltre a drappi e stendardi raffiguranti loghi, colori e scritte di altri paesi internazionali.

Ma tutta la produzione di merchandising targata Usa è indirizzata verso la prossima campagna elettorale americana a sostegno del Donald nazionale, come si legge sulla stampa dello striscione ancora fresco di inchiostro: “Trump 2020, Keep America Great”. Fra circa due anni l’inquilino della Casa Bianca si presenterà nuovamente ai cittadini statunitensi per ottenere la loro fiducia, e quindi il loro voto, per tornare alla guida di Washington per altri quattro anni.

La cosa più assurda dell’intera faccenda riguarda la contraddizione tra le parole e i fatti di Donald Trump. Da ormai tre anni, Trump porta avanti la sua battaglia per rilanciare il made in Usa, e di conseguenza il mercato interno del paese, e pochi giorni fa ha dichiarato guerra totale alle importazioni internazionali, in particolare a quelle cinesi.

L'azienda cinese produttrice di bandiere aveva già collaborato con lo staff di Trump, producendo migliaia di stendardi che supportavano la prima corsa elettorale dell’attuale presidente degli Stati Uniti, iniziata nel 2016. “Ogni mese, possiamo vendere facilmente più di 10 mila banner per la campagna Donald Trump 2020”, afferma Yao Dan, fondatore dell'azienda.

Tuttavia in America non mancano gli attacchi contro l’incoerenza politica di Trump, che da una parte decide l’introduzione di dazi alle importazioni (dannosi nel lungo termine alla stessa economia americana) e dall’altra continua a produrre una serie di prodotti al di fuori degli Stati Uniti (la figlia Ivanka è stata accusata di confezionare gli abiti del suo marchio di moda proprio nella terra del dragone).

Commenti

cgf

Lun, 16/07/2018 - 21:29

Certamente il comitato elettorale di Trump, mica è lui ad occuparsi di queste cose, ha dato incarico ad aziende esterne specializzate in questo tipo di cose. Incolpare Trump con la follia NON poteva NON sapere è tipico dei latini e non i pragmatici anglosassoni. Se su quelle bandiere/stendardi verrà pagato il dazio, dov'è il problema? Oppure si vuole la polizia del commercio così come esiste in Europa, non puoi piantare (per rivendere) NULLA senza prima aver chiesto le dovute autorizzazioni.