Maxi rissa tra immigrati, spuntano i coltelli: 4 feriti

Notte di terrore in provincia di Salerno. Dieci maghrebini si affrontano all'arma bianca, in quattro all'ospedale: uno è gravissimo

Notte di terrore in provincia di Salerno: maxi rissa tra stranieri degenera appena spuntano i coltelli, quattro feriti uno dei quali versa in gravissime condizioni.

L’episodio s’è verificato nella zona della Litoranea, la porzione di costa che va dal capoluogo di Salerno fino alla costa del Cilento e attraversa quattro comuni. L’aggressione, per motivi che ancora sono al vaglio delle forze dell’ordine, ha insanguinato la notte dell’area costiera di Pontecagnano Faiano.

Tutto è accaduto quando era appena scoccata la mezzanotte. Due gruppi di maghrebini, dieci persone in tutto, si sono incontrati e affrontati. Passare dalle parole ai fatti è stato un lampo. Gli uomini, tutti di nazionalità marocchina, si sono presi a calci e pugni ma all’improvviso qualcuno di loro ha fatto balenare nel buio della notte il luccichio di una lama. Manco fosse un segnale convenuto, anche gli altri contendenti hanno tirato fuori i coltelli e la rissa s’è trasformata in un efferato duello all’ultimo sangue.

In quattro hanno avuto la peggio. Accoltellati dai rivali, hanno subito profonde ferite che hanno richiesto l’intervento dei medici e dei sanitari dell’ospedale di Salerno. Uno di loro, colpito in maniera più pesante, è in gravi condizioni ed è stato subito sottoposto a un intervento chirurgico.

Non c’è scappato il morto perché sul posto sono intervenuti i carabinieri. I militari hanno diviso i due gruppi e provveduto a separarli.

Non si tratta del primo episodio di violenza tra stranieri nell’area che, solo un paio di mesi fa, fu sconvolta dall’orrendo omicidio di un marocchino, sgozzato da un connazionale con una bottiglia rotta perché non voleva fargli ascoltare la sua musica preferita. La zona a ridosso di Salerno, specialmente quella costiera, è popolato da una larga comunità di immigrati stranieri. Spesso irregolari, che trovano rifugio tra i tuguri della zona e impiego “grazie” al caporalato.