Si è dimesso il presidente della Banca Mondiale

I media americani hanno iniziato a elaborare diverse teorie sulle cause delle dimissioni di Jim Yong Kim, per lo più incentrate sui “dissapori” emersi negli ultimi mesi tra la Banca Mondiale e la Casa Bianca in materia di “politica ambientale”

Il presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim, ha recentemente annunciato a sorpresa le proprie dimissioni. Nel 2017, egli era stato eletto per un secondo mandato quinquennale dal consiglio di amministrazione dell’ente. La cessazione dell’incarico avrà luogo ufficialmente il prossimo primo febbraio. Kristalina Georgieva, attualmente Direttore generale dell’organizzazione, ricoprirà la carica di presidente fino a quando non verrà designato il successore del funzionario dimissionario.

Nel comunicare alla stampa la propria uscita di scena, il medico e antropologo statunitense di origini coreane ha elencato i “successi” conseguiti dall’istituzione internazionale durante la sua presidenza: “ambiziosi progetti di sviluppo in Africa e Asia, sostegno alle politiche dirette alla transizione energetica, strategia globale anticorruzione”. Egli ha quindi affermato: “È stato per me un grande onore essere a capo di questa gloriosa organizzazione internazionale, piena di persone che si impegnano al massimo pur di realizzare gli obiettivi di quest’ultima, primo tra tutti l’eliminazione della povertà estrema a livello globale.”

Jim Yong Kim ha poi precisato che “a breve” inizierà una “nuova carriera”: “Il mio nuovo incarico sarà di natura privata. Collaborerò infatti con un’azienda specializzata in investimenti infrastrutturali nei Paesi in via di sviluppo”. L’identità del gruppo per il quale, da oggi in poi, l’ex presidente lavorerà resta per il momento anonima.

Il medico e antropologo di origini coreane non ha però fornito spiegazioni circa le ragioni delle sue dimissioni. I media americani hanno così iniziato ad avanzare diverse ricostruzioni, per lo più incentrate sui “dissapori” emersi negli ultimi mesi tra la Banca Mondiale e la Casa Bianca in materia di “politica ambientale”. A detta dei network Usa, la strategia di Trump diretta a incentivare le fonti energetiche inquinanti sarebbe stata “costantemente avversata” dalla presidenza Jim Yong Kim, sostenitrice della “svolta verde”. Di conseguenza, Washington, sempre secondo la stampa americana, avrebbe esercitato “pressioni sempre più insistenti” sul consiglio di amministrazione dell’ente al fine di indurlo a “sfiduciare” il funzionario di origini coreane.