La Moratti faccia un regalo ai ciclisti: una vera pista, da San Babila al Castello

(...) che usano la bicicletta non aumenta a causa dei pericoli e delle difficoltà, il bike sharing per adesso è limitato alle zone centrali e quindi incide poco sul traffico.
Il Comune replica che le strade non si possono allargare per decreto e che la città, con tante vie strette e marciapiedi appena sufficienti ad accogliere i pedoni, non si presta alla costruzione di una rete di piste quale esiste in molte metropoli del Nordeuropa. Eppure, anche con le casse che piangono, Letizia Moratti potrebbe fare ai ciclisti un regalo di Natale a costo quasi zero, ma di grande utilità pratica e - se vogliamo - anche di un certo valore simbolico.
Milano ha una zona pedonale lunga un chilometro e mezzo, che attraversa tutto il centro da piazza San Babila al Castello, interrotta soltanto da due attraversamenti automobilistici, per giunta limitati ai taxi, in piazza del Duomo e allo sbocco di via San Prospero all'inizio di via Dante. Ovviamente, è un percorso che i ciclisti usano già, ma in perenne conflitto con i pedoni che spesso li mandano a quel paese (e viceversa). Perché non creare, per questo lungo tratto che collega la parte occidentale con quella orientale di Milano ed è perciò prezioso per tutti gli spostamenti, una vera pista ciclabile, ben delimitata, lungo la quale le biciclette possano muoversi velocemente senza dovere fare lo slalom tra la gente?
Come si decideva, è un cosa realizzabile a un costo infinitesimale: un po’ di barattoli di vernice e qualche centinaio di ore di manodopera, e accontenterebbe migliaia e migliaia di persone. Il successo di Bike-Mi (circa tredicimila abbonati all'ultima conta, in crescita) dimostra che c’è un buon numero di milanesi disponibili a utilizzare la bicicletta per gli spostamenti brevi, nelle zone più congestionate, nonostante le obiettive difficoltà che quelli di Ciclobby, periodicamente, lamentano. Se si aumentasse il numero dei posteggi, allargandoli almeno a tutta la Cerchia dei Bastioni, se non proprio alle periferie (dove il pericolo di furti e vandalismi, purtroppo, rimane elevato), crescerebbe senz’altro anche il numero dei clienti. Si potrebbe completare l’opera piazzando anche un certo numero di rastrelliere - per cui tra l’altro è facile trovare gli sponsor - nelle zone dello shopping, agevolando i «proprietari» ed evitando nel contempo il brutto spettacolo di biciclette legate un po’ dappertutto, anche dove ostruiscono il passaggio.
Comunque, cerchiamo di muoversi, di sveltire l’elefante burocratico che ritarda e ostacola tante iniziative semplici e meritevoli. In fondo, daremmo anche un contributo alla riduzione dei gas serra, che nel bene e nel male sta diventando l’ossessione di una parte dell’umanità.