«La Moratti è più milanese di Albertini»

Galassi (Api Milano) non ha gradito le critiche rivolte al candidato sindaco dal presidente di Confapi Broggi

Marcello Chirico

Prima contro il governo nazionale. «Sono stupito e seccato per la mancata convocazione al vertice dalle parti sociali sui problemi dell’economia voluto dal governo per giovedì prossimo: abbiamo immediatamente mandato un telegramma al premier per esprimergli stupore e sconcerto. Se non si porrà rimedio, per ovvie ragioni passeremo all’opposizione».
Poi contro la candidatura di Letizia Moratti a sindaco di Milano: «Non va bene, avrei preferito Carlo Sangalli».
In pochi giorni, Danilo Broggi, presidente di Confapi (la confederazione che raggruppa le associazioni locali delle piccole e medie imprese), ha assestato un uno-due su decisioni e scelte del capo del governo che non è stato del tutto condiviso dal suo mondo imprenditoriale. È il caso, per esempio, di Paolo Galassi di Api Milano, associazione che raccoglie oltre 3mila pmi di Milano e provincia e di cui è diventato presidente da più di un anno e mezzo subentrando proprio a Broggi. «Il fatto che veniamo esclusi dai vertici nazionali non è altro che la conseguenza di precedenti atteggiamenti sbagliati da parte di chi presiede Confapi».
Per esempio?
«Be’, un presidente di Confederazione come la nostra, che dovrebbe sempre essere al di sopra delle parti, non può assumere una posizione così netta sulla scelta del candidato sindaco di Milano da parte del centrodestra. Per un esponente del mondo associativo è sempre pericoloso mettersi a fare politica dando indicazioni ai partiti e sostituendosi a una loro specifica funzione, che è quella di scegliere i propri candidati alle elezioni».
Lei cosa ne pensa della scelta della Moratti da parte di Berlusconi?
«È l’indicazione di una personalità rilevante, addirittura più milanese dello stesso Albertini. Mi auguro che anche il centrosinistra formuli una candidatura altrettanto intelligente come possibile antagonista».
Secondo lei, su questa questione, Broggi non ha assunto un atteggiamento bipartisan?
«Fa politica, e non è questo il suo ruolo. Per questo il comitato dei saggi si riunirà presto per valutare la sua posizione».
Che significa?
«Un modo elegante per fargli capire che dovrebbe dimettersi. Per il bene di Confapi, che in questo momento ha perso di credibilità pure di fronte al governo nazionale, che infatti non ci convoca nei vertici nazionali ai quali dovremmo partecipare. E questo avviene in un momento in cui il ruolo delle piccole e medie imprese sta crescendo, al punto che persino la Regione ci prende sempre più in seria considerazione».
Si riferisce a Formigoni?
«Proprio lui. Nei giorni scorsi mi ha invitato a far parte del nuovo comitato strategico per la competitività che ha voluto costituire per affrontare meglio i problemi dell’economia locale, invito che ho subito accettato. Anche perché sono completamente d’accordo con la linea strategica adottata da Formigoni, che punta a sfruttare al massimo il capitale umano e la sussidiarietà per rendere maggiormente competitiva la piccola impresa locale».
E dell’operato del governo centrale, cosa ne pensa?
«Penso che si stia dando da fare, seppur in un periodo congiunturale non favorevole, però ho fiducia in Berlusconi. Mi auguro che il suo governo prenda maggiormente esempio da ciò che viene fatto dai governi locali, quello lombardo in particolare».

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