Mozione in Parlamento per sfiduciare Visco

La Casa delle libertà insiste: deve lasciare. E Forza Italia critica l’avvocato dello Stato Romei Pasetti: non è una faida elettorale

Roma - Visto che il viceministro Vincenzo Visco non sembra che abbia alcuna intenzione di presentare le sue dimissioni e Romano Prodi non appare intenzionato a revocargli l’incarico ministeriale, la Cdl ha deciso di andare alla carica con una mozione presentata al Senato, Camera notoriamente difficile per la maggioranza. La mozione, che, qualora venisse approvata, impegna il governo a revocare le deleghe assegnate al viceministro dell’Economia, è stata presentata da tutti i capigruppo dell’opposizione, Renato Schifani (Fi), Altero Matteoli (An), Francesco D’Onofrio (Udc), Roberto Castelli (Lega). Ha firmato anche Mauro Cutrufo della Dc per le autonomie, malgrado la posizione diversa di Gianfranco Rotondi, segretario dello stesso partito e senatore, che sostenendo che si è «sempre garantisti e non a giorni alterni», lancia un «basta alla cagnara contro Visco. Il polverone su questa vicenda è fuori luogo».
La mozione attacca duramente il viceministro «la cui condotta denota il palese dispregio per il rispetto delle competenze attribuite al comandante generale della Guardia di finanza, comportamenti intesi a porre il corpo in posizione di soggezione politica rispetto alle direttive indebite del viceministro».
Il documento afferma inoltre che «il governo, a causa della reticenza del viceministro a confermare il comportamento tenuto, ha reso comunicazioni false o incomplete al Parlamento» e che «Visco non ha rassegnato le auspicabili ed opportune dimissioni». Per i firmatari della mozione inoltre «il comportamento di Visco contrasta perfino con le norme del diritto al lavoro ed ha creato nocumento alla Guardia di Finanza ed imbarazzo al suo vertice, nella persona del generale comandante Roberto Speciale». Nei cui confronti viene espresso un giudizio molto lusinghiero: «Ufficiale - si legge nella mozione - di altissime qualità militari, passionali ed umane». Per l’azzurro Schifani, «ogni giorno che passa senza che Visco avverta l’esigenza di dimettersi, cresce la sfiducia nel governo e nella democrazia».
Alla Cdl che chiede in toto le dimissioni di Visco si è unito anche Sergio De Gregorio, il presidente della commissione Difesa eletto con l’Italia dei Valori ma ormai sempre più schierato con il centrodestra. Per il senatore di Italiani nel Mondo: «Visco, oggi, ha un solo modo di dimostrare il proprio senso di responsabilità e il proprio rispetto nei confronti delle istituzioni, di cui è pur sempre autorevole rappresentante: dimettersi». E aggiunge: «Se tace il premier Romano Prodi, se tace il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, se tace il governo, non può tacere lo sdegno di chi crede ancora nella divisione dei poteri e nell’autonomia dell’autorità giudiziaria. Anche, e soprattutto, dalle ingerenze goffe e gaglioffe».
Secondo l’eurodeputato Antonio Tajani le «illeggittime intromissioni di Visco nella Guardia di finanza» procurano un forte danno all’immagine dell’Italia in Europa dove, spiega sempre Tajani, «le Fiamme gialle sono impegnate, da protagoniste, nella lotta alla criminalità in organismi comunitari a cominciare dall’Olaf».
Chiede le dimissioni di Visco anche Fabrizio Cicchitto. Il coordinatore di Fi ricorda come «per molto meno due ministri del governo Berlusconi hanno dato le loro dimissioni» (Scajola e Calderoli ndr) e accusa di «intervento a gamba tesa» l’avvocato dello Stato di Milano Manuela Romei Pasetti che ha sostenuto che «il caso è frutto di una faida preelettorale tra i partiti». E Roberto Maroni della Lega, auspicando che Visco chiarisca alla Camera, sostiene che la vicenda delle indebite pressioni di un viceministro sulla Guardia di Finanza «è la vera questione morale». Intanto, oggi riunione straordinaria dei capigruppo alla Camera per decidere se accettare la richiesta della Cdl di un’audizione di Visco, in attesa del dibattito al Senato sulla mozione.