Museo di Milano, snobbato ma prezioso

C’è il gallo con il foro lasciato da un colpo di cannone sparato durante le Cinque Giornate e il dipinto della prima piscina per uomini

Francesca Amè

Nel cuore del quartiere della moda, in via Sant'Andrea, c'è un museo tutto dedicato a Milano. Nel 2005 lo hanno visitato 8.310 persone, molte hanno approfittato della sua terrazza e altrettante dei dibattiti e dei convegni storici. A più di un anno dal lungo restauro che ha sfruttato al meglio lo spazio espositivo, oggi distinto nella pinacoteca e nelle sale monumentali della collezione Morando, ci si prepara a una successiva trasformazione in vista dell'ampliamento dei locali in via Bagutta (300 metri quadrati) che sono già in dotazione al museo ma bisognosi di una messa a norma. Alla curatrice Paola Zatti chiediamo come verrà sfruttata questa nuova sezione: «Vorremmo collocarvi parte delle nuove donazioni, che attualmente non abbiamo la possibilità di mostrare», spiega. Il visitatore interessato provi, una volta entrato nel cortile, a volgere lo sguardo in alto: osserverà come il restauro realizzato tra il 2000 e il 2004 abbia permesso di utilizzare al meglio i sottotetti. È lì che stanno, in ambiente climatizzato, migliaia di opere di proprietà del museo di Milano: al termine dei nuovi lavori di ampliamento, tra un anno, alcune di queste troveranno una degna collocazione.
Rimanendo all'attuale esposizione permanente, questo museo - che non è conosciuto dai milanesi come meriterebbe: i dati del 2005 registrano una lieve flessione nelle visite - possiede pezzi di indubbio fascino. Si tratta di quadri e sculture che, al di là del valore artistico, costituiscono un documento storico dell'evoluzione urbanistica e sociale di Milano tra il Seicento e i primi del Novecento. Tutto è cominciato grazie al lascito del commendatore Luigi Beretta che nel '34 donò al Comune una ricca collezione di incisioni, arredi e dipinti dedicati alla città. Prima collocata in Sormani, la collezione è il nucleo originario di un museo che deve molto alla generosità dei milanesi: accanto a quella di Beretta, spicca infatti la donazione della famiglia Morando, le cui stanze attualmente costituiscono la parte finale del percorso. La collezione artistica della contessa Lidia Attendolo Morando, ora di proprietà del museo, è interessante ma ancor di più lo è la ricostruzione delle stanze del suo palazzo nobiliare. Notevoli il salottino dorato in stile settecentesco, su cui gli studiosi si stanno arrovellando per stabilirne gli artefici, la saletta egizia e quella dedicata all'arte cinese. Ma la sezione del museo che più di ogni altra ha il sapore di Milano resta comunque quella iniziale: è qui che i visitatori scoprono la città d'un tempo: quella del naviglio San Marco, ma anche dei raffinati caffè. Si comincia con una sezione dedicata ai ritratti dei milanesi illustri (Cesare Beccaria, Carlo Porta), si procede con i fasti napoleonici, per continuare con il periodo preunitario. Si scopre una città vivace, con una piazza Duomo che brulica di vita (come quella ritratta da Angelo Inganni) e con la bella Corsia dei Servi affrescata da Giuseppe Canella. C'è persino un dipinto che ritrae «Bagno Diana», la prima piscina per uomini d'Europa, che sorgeva dove oggi c'è l'omonimo hotel. Una grande sirena scolpita è l'unico pezzo rimasto del ponte delle Sirene sul naviglio di San Damiano e un dipinto che lo ritrae prima della sua distruzione evoca la bellezza di quello scorcio. Un piccolo frammento di storia cittadina è conservato persino in una statua di gallo forgiata nel Seicento e posta un tempo sul tetto della chiesa di San Babila: a ben guardare, sull'ala destra dell'animale compare un foro, probabilmente un colpo di cannone sparato durante i tumulti delle Cinque giornate che proprio da lì ebbero inizio. Si procede così, nel museo di Milano: con un occhio all'arte e uno alla storia. Dopo il restauro, dal deposito è stato tirato fuori un grosso dipinto, di mano anonima. Risale al 1735 ed è una delle rare testimonianze dell'antica facciata del Duomo. Senza guglie, senza Palazzo Reale accanto.