Camorra, il bimbo intercettato: "Posso sparare con la pistola?"

Dall’ascolto di alcune telefonate si è scoperto anche che un proprietario di una delle pizzerie era costretto a pagare una cifra più alta perché aveva aperto un locale a Capri

Il centro storico di Napoli

Emergono retroscena raccapriccianti dalle intercettazioni relative all’inchiesta sul racket della camorra ai danni delle pizzerie del centro storico di Napoli. Dopo il maxi blitz dei carabinieri, che hanno arrestato 22 persone appartenenti al clan camorristico Sibillo, con l’accusa di traffico di droga ed estorsioni, nuovi particolari contribuiscono a rendere ancora più chiaro il clima di tensione che si respirava tra i commercianti della zona dei Decumani. Dall’ascolto di alcune telefonate si è scoperto che un proprietario di una delle pizzerie era costretto a pagare una cifra più alta ai camorristi, perché aveva aperto un locale anche a Capri.

Le intercettazioni sulle famiglie della camorra risalgono al mese di aprile di due anni fa e riguardano conversazioni che si sono tenute tra i cugini del boss Pasquale Sibillo, il quale, nonostante sia detenuto in carcere, continuava a guidare le operazioni del clan da dietro le sbarre. “Almeno altri mille euro li deve dare, visto che ha aperto una pizzeria anche a Capri. Si sta facendo soldi a tonnellate”, discutevano fra loro gli aguzzini, concordando la strategia da adottare per vessare ancora di più il commerciante.

Dall’indagine è emerso, inoltre, l'esistenza di alcune liste sulle quali venivano annotati i nomi delle vittime di usura, con le relative somme da versare per il pizzo. Impressionante anche un’altra intercettazione ambientale, a casa di alcuni camorristi, dove erano presenti anche dei minorenni. Si sente dalla registrazione il rumore metallico di una pistola e la voce di un bambino che si lamenta perché l’arma non funziona e chiede: "Posso sparare?". Subito dopo c’è l’intervento di una donna, probabilmente la madre, che invita il piccolo a posarla dicendo: “Leva questa cosa di mezzo, è del nonno quando va a caccia”.

In ogni caso, ciò che emerso in maniera lampante è che i Sibillo continuavano a imporre il pizzo ai negozianti del centro storico e a gestire il traffico di droga, avvalendosi dell'appoggio del clan Contini, di cui sono un gruppo satellite, e quindi con la copertura dell'Alleanza di Secondigliano, la federazione di clan che oggi costituisce una delle due organizzazioni della camorra più potenti del territorio ed è contrapposta ai Mazzarella. Gli inquirenti hanno accertato, inoltre, che i traffici erano comunque gestiti, seppur indirettamente, dai vertici del clan Sibillo, così come era collegato alla "paranza dei bambini" il gruppo che faceva capo alla famiglia di Giuseppe Napolitano.

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