È nato a Milano il Forum delle religioni

Marina Gersony

Ci sono tutti, dal Rabbino Giuseppe Laras della Comunità ebraica a Muhammad Danova della Casa della cultura islamica; da Gabriele Mandel Khàn, vicario generale per l’Italia della Confraternita Sufi Jerrahi Halveti ai rappresentanti buddhisti, tra cui Rosa Raja Mioen e Marina Tsomo Canova. Per finire con il coordinatore don Gianfranco Bottoni, responsabile dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo dell’Arcidiocesi di Milano.
Sono alcuni tra i più importanti rappresentanti delle organizzazioni e comunità religiose presenti a Milano, di tradizione ebraica, buddhista, cristiana e musulmana, che si sono incontrati ieri al Circolo della Stampa per annunciare ufficialmente la nascita del Forum delle religioni a Milano. L’obbiettivo è di offrire a una città ormai multietnica e cosmopolita, crocevia di culture e tradizioni diverse, un organismo interreligioso super partes.
Del resto i rappresentanti delle diverse religioni non sono nuovi a questi incontri che regolarmente si sono svolti in città già in passato: da anni infatti perseguono il dialogo e la collaborazione reciproca impegnandosi, in un confronto continuo, per promuovere sul territorio, in collaborazione con le istituzioni e le realtà della società milanese, la cultura della solidarietà e della pace.
I vari punti del programma sono stati fissati in uno Statuto (inteso come carta di intenti) che verrà sottoscritto il prossimo 21 marzo (ore 18, Colonne di San Lorenzo). Ed è proprio in questa occasione che i firmatari rinnoveranno il loro appello che invita all’accoglienza di ciascuna tradizione come un dovere non solo religioso ma anche (e soprattutto) umano. Ciascuno, concordano i leader religiosi, lasci cadere condizionamenti e discriminazioni e, aperti mente e cuore, si relazioni serenamente e costruttivamente con tutti, nel rispetto di ciò che caratterizza le differenze. Un messaggio insomma di tutte le religioni «che attraverso l’insegnamento e l’esempio hanno il compito di indicare il cammino spirituale degli uomini». Anche in una Milano dove la cultura dell’accoglienza diventa sempre di più un tema di urgenza e grande importanza.