Nei cantieri della storia

Dalla Darsena al Parco dell’Anfiteatro, ecco la mappa dei siti dell’antica Mediolanum. Così li monitora la Sovrintendenza

Il «Notiziario» della Soprintendenza per i Beni Archeologici è una bella tradizione lombarda, che si rinnova con continuità fin dal 1981. Non in tutte le regioni è così, nemmeno in quelle più ricche di vestigia dell'antichità. Umberto Spigo, soprintendente da poco più di sei mesi, ammette: «Quando lavoravo nell’Italia meridionale guardavo con ammirazione e anche un pizzico d’invidia alla Lombardia, la cui Soprintendenza, anno dopo anno, produceva una testimonianza precisa e costante del proprio impegno sul territorio». Spigo arriva dalla Sicilia, dove ha ricoperto importanti incarichi nell'amministrazione dei Beni Culturali, ma «la prima sede di servizio in Soprintendenza - precisa- è stata Milano, quando ancora il quartier generale era in Piazza Duomo».
E adesso che in corso Magenta siede proprio lui, sottolinea: «Ho sempre ritenuto importante l'opera svolta dalle Soprintendenze. Un impegno gravoso, spesso viene sottostimato, perchè non si tiene conto del paziente lavoro giornaliero di elaborazione dei dati». Per la prima volta, la presentazione del «Notiziario» è avvenuta in grande stile, davanti a un nutrito pubblico di addetti ai lavori ma anche di semplici appassionati, proprio a ridosso delle «Giornale europee del patrimonio». La cornice, Palazzo Litta, Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici. Si tratta del venticinquesimo anniversario del documento, che in questa edizione restituisce i dati di scavo fino a tutto il 2006. A tenerlo a battesimo, due antichisti d'eccezione: l'archeologa Maria Pia Rossignani, ordinario all'Università Cattolica, e l'Accademico dei Lincei Ermanno Arslan.
I cantieri aperti a Milano sono quasi tutti legati alla realizzazione di opere di pubblica utilità come parcheggi sotterranei. E' il caso della Darsena di Porta Ticinese, scavo oggi interrotto (iniziò nel 2005) che ha riportato alla luce, fra l'altro, uno splendido assito in quercia di età rinascimentale. I lavori per un'autorimessa sono lo scenario delle indagini archeologiche tra piazza Cardinal Ferrari e via San Calimero, suburbio (ovvero periferia) dell'antica Mediolanum ma in area urbana nel medioevo. I primi resti, qui, sono di età tardoromana. In via De Amicis, presso il Parco dell'Anfiteatro, ha avuto luogo uno fra gli scavi più interessanti della città: ben 13 i periodi testimoniati, dall'età augustea al tardo medioevo e oltre. Un progetto di riedificazione ha dato il via a saggi di scavo in via Gorani, nell'area del cosiddetto Palazzo Imperiale: tra le scoperte un pavimento musivo romano e una splendida lastra in osso decorata con un genio alato (XIV-XV sec.). Diverse sepolture sono venute alla luce in via Moscova, dove un sondaggio archeologico ha permesso di riconoscere le strutture secentesche inerenti la chiesa di S. Carlo, con due distinte zone per la lavorazione dei metalli. Una fossa con sepolture multiple è frutto delle indagini di viale Sabotino: 157 gli scheletri rinvenuti, resti di cittadini falciati da una pestilenza durante la dominazione spagnola. Anche in questo caso, alla base c'è il progetto di un parcheggio sottoterra. Il pensiero va quindi, necessariamente, al rapporto tra sviluppo delle infrastrutture e esigenze di tutela dei beni archeologici. Un binomio che Spigo non vive in modo conflittuale: «Ho trovato una situazione molto ben gestita, in cui la relazione fra importanti opere pubbliche e interventi di archeologia preventiva è matura. Non mancano, certo, anche aspetti di criticità, ma grazie a una serie di strumenti come le disposizioni del codice Urbani e la Valutazione ambientale strategica dei comuni, la situazione si va risolvendo. Posso dire che la Lombardia, e Milano in particolare, sono realtà all'avanguardia per l'archeologia urbana».