«Nel 1959 lo portai a Milano, ma i milanesi non lo capirono»

«Ho fatto cataloghi, stampato, sdoganato, esibito, scelto. Ho portato Bacon per primo ai milanesi ma i milanesi non lo hanno voluto. E così ho dovuto rivenderlo a Basilea e negli Usa»: «il più geniale scopritore d’arte contemporanea», come lo ha definito Philippe Daverio, si chiama Luca Scacchi Gracco e abita a Milano. Nel 1959 aprì la sua galleria, lo Studio d'Arte Contemporanea, in via de Marchi 5. E vi portò venti quadri di Francis Bacon. Fu la prima esposizione di Bacon fuori dall'Inghilterra.
«L’uomo più forte ed arrogante del momento, più svelto di tutti, più intelligente, aveva superato in astuzia e preceduto di vent’anni i mercanti stranieri», scriveva Giulio Argan. Scacchi Gracco, classe 1930, mercante d’arte, padre dell’attrice Greta, una vita tra l’Inghilterra, Brera, l’Australia e altri luoghi esotici (da ultimo l'Iran, a stimare tappeti persiani), conobbe Bacon a Londra nel ’56: «Era il mio vicino di casa. Divenimmo amici, passavamo insieme l’estate a Tangeri, lui con i suoi amanti, io con mia moglie», e mi mostra una foto che li ritrae in Africa e un’altra insieme alla poetessa e scrittrice Milena Milani a Venezia. «Ho chiuso con Bacon per un disaccordo futile, nei primi mesi del 1970. Ma lui fu gentile con me sempre, anche dopo. Invece Milano mi ha dimenticato. Mai un invito ufficiale a una mostra. Per Bacon, per Picasso, per Barry Joule, sono stato un protagonista. Per Milano non sono mai riuscito a diventarlo».
Eppure ebbe intuizioni geniali, Scacchi Gracco. Espose per primo in Italia, alla sua Galleria Milano, Sutherland, Arp, Moore. Portò dei Klimt e Schiele acquistati a Vienna, lampade Tiffany da New York. Vendette a un milione di lire capolavori che oggi valgono milioni di euro. E dopo 12 anni di attività e 34 mostre a Milano, nel ’63 dovette chiudere la galleria perché la critica si schierò contro la sua mostra di Piero Manzoni, deridendola. E i finanziatori si ritirarono subito.
Francis Bacon rimane, tra tutte, la scoperta della sua vita: «Ho venduto uno dei suoi quadri più belli, Man crouching in the ground, agli Olcese. Quella vendita mi valse un milione e mezzo e una causa in tribunale». Tra i primi collezionisti di Bacon ci furono anche i Barilla, Maramotti, gli Agnelli, Carlo Ponti. Oggi alle aste Bacon batte Van Gogh: uno dei suoi Triptych ha superato a Londra i 35 milioni. «Eppure a quei tempi - racconta Gracco - quando sceglievano un’opera d’arte, i ricchi milanesi mi chiedevano “Che cosa starà meglio con il divano verde?”. Mi avevano preso per un materassaio».