Nel corso del 1999 il metallo giallo toccò il livello minimo a 253 dollari. Dopo l’11 settembre 2001 il rialzo è stato lento ma costante L’oro torna a splendere sui mercati Prezzi record dal 1987: le quotazioni sono vicine ai 500 dollari. Secondo gli

Pesano timori di inflazione e calo della produzione

Angelo Allegri

da Milano

Prezzi così non si vedevano dal dicembre del 1987. Venerdì scorso l’oro ha toccato i massimi degli ultimi 18 anni: a Londra e New York veniva scambiato tra i 496 e i 497 dollari. A un passo insomma dalla soglia psicologica dei 500 dollari l’oncia (equivale a poco più di 31 grammi). E c’è chi si spinge a sostenere che la corsa del metallo giallo riprenderà oggi, con la riapertura dei mercati, ed è destinata a proseguire a lungo. Da Denver, in Colorado, dove ha sede la sua società, Pierre Lassonde, presidente di Newmont Mining, il primo gruppo produttore di oro al mondo, è arrivato a ipotizzare un prezzo di mille dollari entro cinque anni. Il contrario o quasi di quanto sostengono gli analisti di Anz Bank, terzo gruppo creditizio australiano, in uno studio reso noto ieri: almeno a breve termine, dicono, c’è da prevedere una flessione delle quotazioni.
Il fatto è che indovinare la direzione di marcia del metallo giallo è quasi come vincere un terno al lotto. Sull’andamento del mercato influiscono una lunga serie di variabili. A spingere in alto i prezzi sono prima di tutto i timori di inflazione: quando gli altri investimenti perdono valore ci si butta da sempre sui lingotti. E negli ultimi mesi è bastato che il petrolio salisse, facendo muovere all’insù il livello dei prezzi al consumo, per sostenere l’andamento del metallo giallo. C’è poi la domanda di gioielli, che ora è particolarmente forte per nuove potenze come Cina e India. Quest’ultimo Paese consuma in particolare il 73% dell’oro utilizzato nel mondo per il settore della gioielleria. La richiesta è particolarmente alta nella seconda parte dell’anno, per la stagione dei matrimoni, che culmina verso fine novembre. E proprio perché le cerimonie (con relativi regali) di quest’anno sono ormai un ricordo, gli analisti di Anz sono convinti che le quotazioni dell’oro si prenderanno una pausa.
Negli ultimi anni poi bisogna registrare il peso degli investimenti dei grandi fondi americani. Tradizionalmente il prezzo dell’oro ha un andamento contrario a quello dei listini di Borsa. Quando scendono i mercati azionari sale il metallo giallo, e viceversa. Molti fondi hanno deciso dunque di diversificare il rischio, aumentando il proprio impegno nel settore e gettando sul mercato decine di miliardi di dollari. A questo si aggiunge che negli ultimi anni le quotazioni erano scese molto (il minimo degli ultimi 20 anni è del 1999, 253 dollari). Questo ha scoraggiato l’attività di molte miniere marginali, provocando un drastico calo della produzione.
Tutte ragioni che spingono a favore di un rialzo dei prezzi del lingotto. Ma anche i ribassisti hanno qualche freccia al loro arco. Prima di tutto il fatto che la maggior parte degli economisti considera l’inflazione ormai sotto controllo. A «raffreddare» le quotazioni potrebbe essere poi il comportamento delle banche centrali europee. Un quinto delle loro riserve è in oro. Troppo, hanno deciso, accordandosi per vendere sul mercato ogni anno, fino al 2009, 500 tonnellate di metallo giallo. Non è una quantità enorme, secondo molti esperti del settore, ma potrebbe comunque avere un effetto calmieratore.
A fare la differenza potrebbero dunque essere le variabili geopolitiche. Da sempre il metallo giallo è il bene rifugio per eccellenza. Il 1980, l’anno record del prezzo dell’oro, quando le quotazioni toccarono gli 873 dollari, è ricordato per l’inflazione alle stelle e per il momento di drammatica incertezza degli Stati Uniti, reduci dal secondo shock petrolifero e dal trauma iraniano, con la cattura degli ostaggi nell’ambasciata di Teheran.
Non a caso, dopo il drastico calo della fine degli anni novanta, il primo balzo delle quotazioni che ha segnato la lunga ripresa si è registrato subito dopo l’11 settembre 2001. Nei mesi successivi, con il positivo esito della guerra afghana, il prezzo sembrò stabilizzarsi. Ma di fatto il rialzo, lento e costante, è proseguito fino a oggi.