«Nel nostro Paese una decina di casi gravi»

da Milano

«Sì, è vero, anche in Italia esistono casi di tubercolosi molto resistenti, sono una decina, ma si tratta di pazienti da tempo sottoposti a farmaci con una lunga storia di malattia non trattata bene fin all’inizio» spiega Antonio Cassone, Direttore dipartimento delle malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità. «Sono forme di tubercolosi pericolose, mortali, perché non trattabili con i farmaci conosciuti e la metà dei pazienti non ce la fa. La loro trasmissione avviene sempre per via aerea attraverso la tosse e gli starnuti, ma è necessario avere contatti molto stretti con il malato». E il caso dell’americano allora? «Dalle notizie che ci hanno trasmesso possiamo dire che lui non ha una tubercolosi aperta dunque è un soggetto che ha un’infezione latente. Questa persona è stata contagiata sicuramente da un'altra persona affetta da tubercolosi aperta ma ancora non si è ammalato. Certo, potrebbe sviluppare la patologia in futuro, ma attualmente non può contagiare nessuno». Il caso americano è anomalo perché al paziente era stata diagnosticata una tubercolosi in via del tutto accidentale. Dopo una caduta, aveva fatto una radiografia di controllo e con quella era stato trovato un infiltrato polmonare. Lo sputo dell’uomo era però negativo e il rischio di contagio bassissimo, praticamente inesistente. In sostanza, l’allarme internazionale che si è scatenato sembrerebbe dunque infondato. Ma le precauzioni non sono mai troppe quando si è di fronte a una malattia infettiva come la tubercolosi Xdr, cioè difficilissima da curare. Per questo saranno messi sotto osservazione i passeggeri delle cinque file vicine a quella dove ha viaggiato l’americano infetto nei due voli intercontinentali Atlanta-Parigi e Praga-Montreal. Ma sembra che anche per loro non ci sia alcun rischio visto che nessuna delle persone a più stretto contatto con il malato ha mostrato segni di infezione. Al di là del caso che ha destato allarme in tutto il mondo, bisogna tenere presente che la tubercolosi è una realtà che non va sottovalutata. Soprattutto dai medici. «Bisogna stare attenti a fare una diagnosi, quando qualcuno si presenta al pronto soccorso, il medico deve limitarsi a fare una presunzione diagnostica di tubercolosi e inviare il soggetto in una struttura specializzata» raccomanda Cassone. La tubercolosi è diventata un realtà da non sottovalutare, anche in Italia. «Qualche anno fa molti non la sapevano neppure riconoscere, perché era scomparsa – spiega l’esperto - , ma oggi si contano dai 4.000 ai 5.000 casi e la metà dei malati è extracomunitaria. Se non trascurata, la malattia guarisce in 6-8 mesi, se non seguita rischia di degenerare in tubercolosi resistente, mortale per il paziente e per chi ne è infettato».