Nel ventre del Castello

I ntrighi di corte e lotte per il potere, guerre contro l'invasore e battaglie di liberazione: per secoli il Castello Sforzesco è stato il luogo attorno a cui sono girate le complesse vicende della città di Milano. Costruito dai Visconti, ampliato dagli Sforza, conquistato via via da francesi, spagnoli e austriaci, la fortezza milanese conserva ancora oggi le tracce di un passato straordinario e avventuroso, cui presero parte personaggi d'eccezione come Gian Galeazzo Visconti e Francesco Sforza, come Leonardo e Bramante, come Napoleone e Radetzky. Per ripercorrere le orme della storia, ogni settimana sono organizzate per il pubblico interessanti visite guidate ai percorsi segreti del Castello (info: 02/6596937). Tra gli itinerari previsti c'è naturalmente il giro delle merlate, i camminamenti in cima alle mura. Da qui appare chiaramente la struttura architettonica del Castello, con le sue torri angolari, le zone residenziali della Corte Ducale e della Rocchetta, e la Piazza d'Armi, il grande cortile dove si svolgevano le esercitazioni delle milizie. La Corte Ducale, tappa del percorso di visita, era il palazzo che fungeva da dimora abituale dei duchi e dei loro familiari. Lussuosa sede di pubbliche cerimonie e ricevimenti ufficiali, veniva abitata nei periodi di pace e tranquillità. La Rocchetta era invece un edificio fortificato, vera fortezza dentro la fortezza, con spesse cortine e una sola via d'accesso con ponte levatoio. Vi si trovava rifugio in caso di insurrezioni popolari o tradimenti da parte dei congiunti. Come accadde a Bona di Savoia, vedova di Galeazzo Maria Sforza, ucciso in un'imboscata. La donna addirittura, per proteggere meglio il figlio ancora bambino dalle insidie dello zio, Ludovico il Moro, che aspirava al ducato, si fece costruire, collegata alla Rocchetta, una munita torre piena di trabocchetti dove nascondersi: la cosiddetta Torre di Bona. Dalla stessa Rocchetta si aveva accesso anche alla Torre del Tesoro. Si narra che al tempo del Moro, al suo interno, fossero distese su grandi tappeti enormi quantità d'oro e gioielli preziosi, e che in un angolo ci fosse un cumulo di monete d'argento talmente alto che, si diceva, nemmeno un cervo sarebbe riuscito a saltarlo. Racconta la leggenda che per volere di Ludovico nessuno potesse accedere a queste camere, nemmeno le guardie, e che egli stesso avesse ingegnato come antifurto uno stratagemma speciale: all'interno dei saloni chiusi ermeticamente, delle candele rimanevano sempre accese, mentre uno spioncino permetteva ai guardiani, dall'esterno, di controllarne la fiamma. Qualora si fosse mossa per qualche corrente d'aria, quello sarebbe stato il segnale che un ladro era penetrato. La zona della Corte Ducale dava invece accesso alla Torre Falconiera. Sede degli amati falconi che i duchi usavano per la caccia, aveva stanze coperte di velluto verde, a simulare la vegetazione, e gli animali potevano volarci liberamente. Si racconta che Leonardo vi sostasse a lungo per osservare i movimenti degli uccelli, alimentando così i suoi studi sulle dinamiche del volo.
Tappa del percorso di visita è anche il Torrione dei Carmini. Qui è stata ricostruita quella che in età sforzesca doveva essere la Stanza delle Guardie, con armi ed equipaggiamenti dei soldati. Da qualche mese è stata inoltre aperta alle visite anche la segreta Strada Coperta della Ghirlanda. Sotto il Recinto della Ghirlanda, alta cinta a muro e fossato che gli Sforza elevarono come seconda difesa attorno al Castello verso il territorio extraurbano, l'odierno Parco, correva nel sottosuolo una lunga galleria. Essa permetteva ai militari, anche a cavallo, di raggiungere gli avamposti difensivi più esterni oppure in caso di necessità offriva alla corte vie di fuga verso la campagna.
La strada coperta, che alcuni ipotizzano progettata dallo stesso Brunelleschi, attraverso un'ulteriore serie di cunicoli segreti raggiungeva anche altri edifici della città. La leggenda vuole che uno di questi sotterranei giungesse fino alla Chiesa di S. Maria delle Grazie e che Ludovico il Moro lo percorresse spesso per andare in chiesa a piangere sul sepolcro della moglie Beatrice d'Este prematuramente scomparsa.