Il nemico in casa È un americano il nuovo Bin Laden

Il nuovo Bin Laden, l’imam fai-da-te Anwar al Awlaki, classe 1971, è un cittadino americano. Dal 2004 si è trasferito nello Yemen diventando la guida spirituale della risorta Al Qaida nell’antico regno della regina di Saba. Non solo: è stato proprio il predicatore del terrore ad influenzare il maggiore dell’esercito Usa, Nidal Hassan, che ha compiuto una strage fra i suoi commilitoni in partenza per l’Afghanistan. Al Awlaki avrebbe pure ispirato il fallito attentato sul volo diretto a Detroit del giovane nigeriano, Umar Farouk Abdulmutallab, che studiava a Londra. Alla vigilia di Natale gli americani hanno cercato di farlo fuori con un bombardamento mirato nello Yemen. Ieri ha parlato con un giornalista yemenita per ribadire: «Sono a casa vivo e vegeto».
La storia di Al Awlaki, nato nel Nuovo Messico, e laureato in ingegneria civile all’università del Colorado, è solo la punta dell’iceberg. I terroristi islamici, il nemico, si annidano sempre più spesso da noi in Occidente, sia negli Stati Uniti che in Europa. Lo scorso novembre l’Fbi, la polizia federale Usa, ha scoperto la rete somala della guerra santa internazionale. Una ventina di giovani americani, che vivevano soprattutto nell’area di Minneapolis. Negli Stati Uniti erano arrivati da piccoli nel 1991, assieme ai genitori, in fuga dalla guerra civile. Due anni fa hanno cominciato ad infervorarsi per gli al Shabab, i «giovani» integralisti che combattono in Somalia ispirandosi ad Osama bin Laden. Nelle moschee locali hanno raccolto i primi fondi per acquistare armi. In piccoli gruppi sono partiti per la Somalia per un periodo di addestramento. Nell’ottobre 2008, Shirwa Ahmed, 26 anni, si è fatto saltare in aria a Mogadiscio. Il primo cittadino americano ad immolarsi come kamikaze. Invece uno dei veterani della Somalia, Cabdulaahi Ahmed Faarax, è tornato a Minneapolis per reclutare i giovani somali con il passaporto americano.
Un’altra serpe in seno degli Stati Uniti si è rivelato David Headley, padre pachistano e madre americana con la quale viveva dall’età di 17 anni. L’antiterrorismo lo ha arrestato lo scorso novembre. Headley e Tahawwur Hussain Rana, cittadino canadese di origine pachistana, utilizzavano i passaporti occidentali per compiere sopralluoghi su obiettivi da colpire per conto del gruppo terroristico Laskar e Taiba. I due sarebbero coinvolti nell’organizzazione dell’attacco del 2008 a Mumbai, l’11 settembre indiano. Agli inizi di dicembre sono stati presi in Pakistan cinque giovani americani di fede musulmana invitati via internet ad aderire alla guerra santa. Il gruppetto viveva nei sobborghi di Washington. In settembre era finito nella rete dell’Fbi Najibullah Zazi, un autista di Denver, che in Pakistan si era addestrato all’uso di esplosivi assieme a due amici di New York. Lo stesso Khalid Shaikh Mohammed, architetto dell’11 settembre, aveva studiato in un college negli Stati Uniti. Anche in Europa le università fanno da catalizzatore dei futuri terroristi. Abdulmutallab, il fallito stragista di Denver, era stato presidente della Società islamica all’University college di Londra. Nel gennaio 2007 aveva organizzato una conferenza sul Jihad invitando ex detenuti di Guantanamo. Tutto alla luce del sole e con tanto di locandina. Non solo: Abdulmutallab è il quarto presidente della Società islamica a finire nei guai per terrorismo negli ultimi tre anni.
Uno dei bombaroli che nel 2005 fece saltare in aria la metropolitana di Londra era stato uno studente modello nel West Yorkshire. Scotland Yard ha lanciato un programma nelle scuole per individuare i giovani britannici di origini musulmane, che potrebbero diventare terroristi. Quest’anno almeno duecento alunni, alcuni di età non superiore ai 13 anni, sono stati identificati come soggetti estremamente «vulnerabili». Anche in Italia non mancano i nemici in casa. A Bari sono stati arrestati lo scorso anno due francesi residenti in Belgio: Bassam Ayachi e Richard Gendron. Il primo è un imam oltranzista ed il secondo un convertito all’Islam, che arruolava aspiranti kamikaze via internet. Le statistiche parlano chiaro: l’8% dei jihadisti arrestati in Europa sono convertiti. Barbara Farina è la moglie italiana di Abdul Qadir Fall Mamour, l’ex imam di Carmagnola. Quando il marito è stato espulso dal nostro paese gridava come un’aquila: «Vergogna! Allah è grande!».
La prima donna kamikaze europea, saltata in aria in Iraq, si chiamava Muriel Degauque. Viveva in Belgio e ha abbracciato l’islam sposando un estremista della guerra santa. Il «talebano» tedesco Fritz Gelowicz, finito in manette, abbracciò la nuova fede ancora minorenne. Grazie ai predicatori del centro radicale, Multi-Kultur-Haus, nella città tedesca di Ulm. Ai giovani attirati dall’estremismo venivano dati dei cellulari per rimanere in contatto con i «cattivi maestri» dell’islam.
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