Dal no di Landi al "ni" di Albertini: Fli prova a partire ma non decolla

L’assessore sbatte la porta deluso, l’europarlamentare tentenna. I
finiani incassano colpi da ko. Il Pdl: "Sono fermi al 2 per cento". La "campagna lombarda" degli scissionisti sembra già finita

Tempi cupi per i finiani di Lombardia. Un uno-due da finire al tappeto. Ancor prima di cominciare a giocarsi la partita che a primavera porterà i milanesi a scegliere il sindaco. E magari anche il nuovo governo nazionale se il premier Silvio Berlusconi dovesse decidere che ne ha abbastanza di ricatti e imboscate. Prima l’abbandono di Giampaolo Landi di Chiavenna, assessore alla Salute nella giunta di Letizia Moratti, ma soprattutto da sempre fedelissimo di Gianfranco Fini e «futurista» della primissima ora. Poi lo stallo in cui l’ex sindaco e oggi europarlamentare del Popolo della libertà Gabriele Albertini con i suoi «ni» ha precipitato il progetto del terzo polo. Che, in attesa del suo via libera a una candidatura alternativa alla Moratti e all’avvocato rosso Giuliano Pisapia, non può decollare. Segnali inquietanti per Fini e compagni che proprio a Milano hanno lanciato il nuovo partito e che qui fra non molte settimane vogliono celebrare il congresso fondativo della nuova creatura. Milano, dunque, come un laboratorio dove tracciare una strada che il resto del paese dovrebbe seguire. Luogo d’incontro, hanno ripetuto più volte i finiani, di esperienze diverse. Il cui unico denominatore comune sembra però essere soltanto un antiberlusconismo d’annata degno della peggior sinistra. O la caccia a una comoda poltrona magari sfuggita nell’ultimo giro di nomine o di candidature.
«Un partito che non è destinato - ripete da giorni il coordinatore regionale del Pdl Guido Podestà - a superare il 2 per cento». Che, sommati ai pochi punti di un eventuale alleato come l’Udc e ai decimali zerovigola dell’Api di Francesco Rutelli (sì, in Italia esiste anche l’Api di Francesco Rutelli), raccoglierebbe ben poco in una corsa a Palazzo Marino. A meno che a far da calamita non arrivasse un nome di prestigio. Come quello di Albertini che però più passano i giorni più si convince che a salir su quel carrozzone non si farà molta strada. Difficile anche che una candidatura romana (o meglio autocandidatura) come quella dell’attore Luca Barbareschi possa scaldare il cuore e la matita dei milanesi. Così come senza molto futuro potrebbe essere quella dell’ex prefetto Achille Serra, sponsorizzata da Pierferdinando Casini. Ed emblematico è stato sabato pomeriggio propio l’incrocio gelido tra Serra e Albertini al congresso nazionale dell’Udc a Fieramilanocity. Simile a quello che ci fu nei saloni di Arcore nel 1997 quando proprio Albertini fu scelto da Berlusconi per scippare all’ultimo minuto la candidatura a Serra. Così come emblematico è il malumore di una politica di razza come Tiziana Maiolo approdata alla corte di Fini. «Io ho cambiato dopo 17 anni e sono una traditrice, Landi dopo 17 giorni e per qualcuno è un eroe. C’è qualcosa che non va».
Ora Albertini dice che lui non è disposto a «minestre riscaldate» con Lega e Pdl. Serra assicura che le voci di una sua corsa sono solo fantasie dei giornali. Di certo c’è che la confusione è molta. Anche se oggi si riunisce il coordinamento per le elezioni di Milano di Futuro e libertà. È la prima volta e a presiederlo sarà, come deciso da Fini in persona, il presidente del consiglio comunale Manfredi Palmeri che così inaugura la sua doppia veste, istituzionale e politica. Un po’ come succede a Roma con Fini alla Camera. Al suo fianco ci sono Tiziana Maiolo, Barbara Ciabò, Silvia Ferretto, Cristiana Muscardini, Alberto Arrighi e tutti quelli che hanno deciso di tentare un nuova avventura politica fuori dal Pdl. «Sono tutti generali senza esercito», taglia corto velenoso un colonnello ex An.