Nobel per la pace in bianco e nero: i ritratti in mostra

I volti della pace si riuniscono. Sono visi noti e meno noti che hanno fatto la storia del mondo e lottato per la parità dei diritti, per i valori e la dignità dell’uomo. Tutti hanno qualcosa in comune: hanno ricevuto il prestigioso Premio Nobel per la Pace e sono ora in mostra presso la Fondazione Metropolitan di Milano.
L’idea è venuta all’artista ungherese Monika Hafner, che dal 2003 si è dedicata a questo progetto realizzando 94 ritratti a tecnica mista, china e carboncino, di tutti gli assegnatari del premio dal 1901 al 2006. Questo lavoro non vuole essere solo una raccolta artistica, ma un work in progress continuo, per diffondere la cultura della pace e tramandare la voglia di sperare in un mondo migliore. Il Dalai Lama, Madre Teresa di Calcutta, Nelson Mandela, Martin Luther King sono i ritratti più celebri, dalle espressioni inconfondibili, dagli sguardi sorridenti o malinconici. L’artista commenta: «Abbiamo aggiunto ad ogni premio Nobel una breve biografia, perché non resti soltanto un’opera artistica ma serva soprattutto alla divulgazione storica del secolo passato. Dal momento che l’arte, o almeno così pensiamo, dovrebbe aiutare a stabilire la pace fra i popoli».
Il Premio Nobel nacque nel 1901 grazie ad Alfred Nobel, l’industriale svedese, inventore della dinamite, che nel testamento del suo patrimonio scrisse la volontà di assegnare annualmente un premio alle persone che avessero svolto eccezionali ricerche, inventato tecniche o equipaggiamenti rivoluzionari e portato contributi eccezionali alla società. L’unico italiano ad aver ricevuto il Nobel per la pace nel 1907 è Ernesto Teodoro Moneta, patriota lombardo che partecipò alle Cinque giornate di Milano e militò fra i Mille di Garibaldi; anche giornalista, pubblicò l’almanacco chiamato L’amico della pace. Fra i ritratti esposti ci sono anche quello di Lech Walesa, fondatore del sindacato Solidarnosc e attivista per i diritti umani, o volti più recenti come quelli di due donne: Wangari Maathai, ambientalista keniota premiata per il contributo allo sviluppo sostenibile, alla democrazia e alla pace in Africa e Shirin Ebadi, pacifista iraniana impegnata nella lotta per i diritti delle donne e dei bambini.
Monika Hafner, che ha saputo cogliere i caratteri distintivi dei personaggi, le rughe, la profondità e la luce degli occhi, nel commentare il suo progetto ricorda le parole esortative di Padre Massimiliano Mizzi: «Queste grandi personalità, uomini e donne che si sono prodigati con grande fiducia e sacrifici personali, per la pace nel mondo, meritano di essere meglio conosciute e apprezzate. Il loro messaggio e l’esempio della loro vita e delle loro fatiche, spesso sovrumane, sono una cattedra di insegnamento all’umanità intera, soprattutto alle nuove generazioni».
I volti della pace
Fondazione Metropolitan
Corso Italia 21
fino al 7 luglio, ingresso libero