In nome della speculazione edilizia

Io a Pianura sono stato; e mi è abbastanza chiaro il clima. Non mi stupisco quindi di quanto accade a Chiaiano. La resistenza degli abitanti si misura sull’arbitraria considerazione che una discarica mortifica un territorio e procura danni ambientali agli abitanti. Ne derivano una diminuzione del valore degli immobili (che sono a Chiaiano, poco lontano dalla cava della discordia, circa 500 appartamenti e negozi in costruzione) e imprecisati casi di malattia attribuiti al minacciato inquinamento ambientale.

Sembrerebbero osservazioni ragionevoli, buoni motivi per resistere alle decisioni del governo. Ma, intanto, non voglio immaginare la qualità edilizia e, molto probabilmente, l'abusivismo programmatico, e persino autorizzato, di quei 500 immobili: resta il fatto che in dicembre in Via Case Criscio, a Chiaiano, a 800 passi dalla discarica, sono state sequestrate alcune decine di edifici non ancora terminati.

In quella attività di costruzioni possiamo immaginare che abbia qualche interesse la camorra, qui rappresentata dal clan dei Nuvoletta. Così, la malavita organizzata fornisce armi proprie e improprie per contrastare la polizia: dalle rudimentali bombe molotov, alle taniche di nafta, alle pile di gomme vecchie di automobili da gettare in fiamme sull’asfalto. Difficile vedere cittadini onesti e sindaci armeggiare con bombe carta: ma da una di queste, a Chiaiano, è stato ferito un vicequestore.

Ancora una volta, dunque, si confrontano Stato e Antistato. I cittadini trovano più convincente sostegno del secondo che non del primo. D’altra parte, la cultura pseudo ambientalista li ha convinti dei rischi che in nessuna parte del mondo le discariche procurano. Spesso, anzi, garantendo benessere ai Comuni che le accolgono. Lo slogan dei manifestanti è, ovviamente: «Difendiamo l’ambiente e la salute». Con questo programma si intrecciano il naturale vittimismo dei cittadini, sempre preoccupati di dover subire uno Stato minaccioso, gli interessi della camorra, l’opportunismo dei politici. E infatti, fra gli antagonisti dello Stato, troviamo anche, assieme ai sindaci, esponenti politici del Partito democratico, di Rifondazione comunista e persino, per troppa astinenza di populismo, Alessandra Mussolini.

Ci sarebbe da chiedersi di che maggioranza faccia parte quest’ultima; ma basta riflettere al fatto che il governatore della Campania, Antonio Bassolino, (suo irriducibile nemico) è, in questa fase, filogovernativo. E l’opposizione alla discarica appare perciò strumentale. Non possiamo, dunque, dire che la battaglia di Chiaiano sia una battaglia della ragione contro la ragione di Stato. Essa invece è la triste testimonianza del ritardo culturale e della arretratezza materiale di quell’area d’Italia, dove lo Stato è colpevole per troppo lunga assenza, e per incapacità a dare impulsi e incentivi a una economia semplicemente assistita. Da questa visione torbida e marginale, da questa educazione al vittimismo, discendono le proteste che vedono nelle discariche il simbolo di tutti i mali e macchine destinate a un cattivo funzionamento. In realtà, esso sarebbe la logica conseguenza del cattivo funzionamento di tutto il resto: le scuole dove si spaccia la droga, l’assenteismo degli insegnanti, la loro stessa incapacità di garantire una educazione civica, le strade male asfaltate, le brutte case, in larga misura abusive ma autorizzate per colpevole complicità delle amministrazioni: insomma, un degrado etico ed estetico dal quale l’unica salvezza è la richiesta di un ambiente pulito non dalla immondizia che domina, puzzolente, sulle strade insieme ai cassonetti bruciati dal fuoco durante le proteste, ma dalle discariche. Insomma, il rimedio è il male.

Perché questo avvenga a Chiaiano, a Marano, e a Mugnano, e domani a Tersigno, e non sia avvenuto a Milano e a Brescia la dice lunga sulla differenza fra il Nord e il Sud, non in termini di efficienza, ma di visione. Scontrarsi con la polizia vuol dire considerare lo Stato nemico e ritenere la sporcizia il male minore. Bertolaso annuncia trenta mesi per risolvere l’emergenza rifiuti, un tempo apparentemente infinito, ma proporzionato ai limiti culturali e alla necessità di persuasione necessari all’impresa. Così che si può ritenere che il problema non riguardi soltanto la Protezione civile e il ministero dell’Ambiente, ma soprattutto il ministero dell’Istruzione, che, se non ai camorristi e ai cittadini adulti, oltre che ai politici irresponsabili, fornisca agli studenti le informazioni e gli strumenti di conoscenza per capire che opporsi alle discariche non vuol dire difendere l’ambiente, ma consegnare la Campania a chi l’ha trascinata in questo inferno.