Nuove Br, in appello tredici le condanne: ridotta la pena per sei

Parziale riforma della sentenza di primo grado: 13 condanne fino a 14 anni e sette mesi di reclusione. La Corte d'appello assolve un imputato condannato in primo grado. Bagarre in tribunale: "Ichino assassino"

Milano - La prima Corte di assise di appello di Milano in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha emesso 13 condanne, fino a 14 anni e sette mesi di reclusione, nei confronti degli appartenenti alle Nuove Br del Partito comunista politico militare. La Corte ha assolto un imputato, condannato in primo grado.

Pene ridotte per sei imputati Si è concluso con 13 condanne (e non 14 come scritto in precedenza) e un'assoluzione il processo d’appello alle cosiddette nuove Brigate Rosse. In particolare i giudici della Corte d’Assise d’Appello hanno condannato Davide Bortolato e Claudio Latino a 14 anni e 7 mesi, Vincenzo Sisi a 13 anni e 5 mesi, Alfredo Davanzo a 11 anni e 4 mesi, Bruno Ghirardi a 10 anni e 10 mesi, Massimilano Toschi a 10 anni e 8 mesi, Massimiliano Gaeta a 8 anni e 15 giorni, Salvatore Scivoli a 7 anni, Amarilli Caprio a 3 anni e 6 mesi, Alfredo Mazzamauro a 3 anni e 8 mesi, Giampiero Simonetto a dieci giorni, Davide Rotondi a 3 anni e 6 mesi e Andrea Scantamburlo a 3 anni e 8 mesi. Assolto, invece, Federico Salotto.

Invettive contro Ichino Dopo la lettura della sentenza, invettive contro Piero Ichino da parte del pubblico presente in aula che ha scandito più volte "Ichino assassino!". Al di là della tensione verbale non c’è stato comunque nessun incidente. Anche alcuni degli imputati presenti in gabbia si sono uniti ai cori per la "guerra di classe" e "la rivoluzione". "Queste sono sentenze di un processo che fa parte di una battaglia politica - ha commentato l’avvocato Giuseppe Pelazza, difensore di molti imputati - e la corte, anche con questa sentenza, ha dimostrato di essere dalla parte del potere". "La corte d’appello - ha proseguito - come era già successo in primo grado con questa decisione si pone dalla parte del potere e contro chi lo contesta". In questo processo, ha concluso, che "è un momento di battaglia contro, si danno 14 anni e 7 mesi a chi è imputato, ma non ha attentato alla vita di nessuno".