«Nuove» staminali, tutti d’accordo Anche il Vaticano dà il via libera

Il cardinale Barragan, ministro della Sanità del Papa: «La scoperta non sembra presentare problemi etici» Dal centrodestra: ora stop alla ricerca sull’embrione umano

da Milano

Il mondo cattolico, Vaticano in testa, promuove a pieni voti l’utilizzo delle cellule staminali trovate nel liquido amniotico. Il lasciapassare è tanto tempestivo, quanto scontato. La scoperta, infatti, neutralizza la polemica sollevata dall’utilizzo delle staminali embrionali. Una soluzione da sempre avversata dalla Chiesa romana, perché letale per la vita che deve ancora diventare feto. «Se confermata - afferma Radio Vaticana, l’emittente della Santa Sede - la ricerca italo-americana rappresenterebbe un passo straordinario, perché questo tipo di intervento sul liquido amniotico non avrebbe alcuna implicazione sul piano etico». Anche il genetista cattolico Bruno Dalla Piccola non nasconde la sua soddisfazione mentre commenta la scoperta dello scienziato Paolo De Coppi. «Fino a poco tempo fa non c’era altro sistema di ottenere cellule staminali embrionali, le cosiddette cellule totipotenti - spiega Dalla Piccola -, cioè in grado di differenziarsi in qualunque tipo di tessuto, se non prendendole in una fase molto precoce dello sviluppo embrionale, quindi portando definitivamente a morte l’embrione. Questa scoperta sembra cambiare le cose. Ho sempre detto - sottolinea - che probabilmente un tale e rapido sviluppo della ricerca avrebbe fatto sì che un giorno si sarebbe trovato il sistema di ottenere in qualche modo delle cellule con caratteristiche staminali, embrionali, senza la distruzione dell’embrione».
Anche il cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio consiglio per la salute, interviene sull’argomento ed esprime «soddisfazione» per la scoperta realizzata dall’università di Harvard assieme a quella di Padova e dall’istituto di medicina rigenerativa di Wake Forest, nel North Carolina. «Se per estrarre una quantità di liquido amniotico non si mette in difficoltà e in pericolo il donatore - ha puntualizzato il cardinale - si può introdurre tanto in vitro come nello stesso organismo del ricevente, e se tutto questo a livello medico non causa nessuna conseguenza negativa, allora penso che non ci sia nessun problema». Quindi ha precisato: «Se si rispetta il principio che sempre abbiamo avuto di non nuocere, non giudicare o condannare, penso allora che non ci siano problemi etici. Prima il problema etico non era con le cellule staminali adulte, ma con quelle dell’embrione». Per il cardinale Barragan, il condizionale è d’obbligo, le aspettative però sono positive: «Non sono uno scienziato che possa vedere fino a che punto arrivino gli effetti primari e collaterali di un problema del genere. Ma per quel che abbiamo sentito, non ci sarebbe ormai preclusione. Voglio però affidarmi al giudizio delle persone competenti in queste scienze».
Francesco D’Agostino, giurista cattolico e presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, sottolinea come la ricerca italo-americana dimostri che «molti problemi che la scienza crea è poi la stessa scienza a risolverli, una volta che la si utilizza a 360 gradi, senza privilegiare alcuni filoni, magari quelli eticamente più problematici».
La scoperta fa discutere anche il mondo politico. Da alcuni parlamentari, tra cui un gruppo di Forza Italia, arriva la richiesta che a questo punto si fermi la ricerca sulle cellule staminali. «Chiediamo al governo Prodi - dice l’azzurra Isabella Bertolini - di tenere conto di tale rilevantissima novità. La posizione dell’Italia a livello europeo deve cambiare radicalmente». Per Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di Alleanza nazionale, «è l’ennesima prova che per curare le persone e per far progredire la scienza, non c'è alcun bisogno di trasformare l'essere umano in cavia». Pochi i commenti dal centrosinistra. Donatella Poretti, della Rosa nel Pugno, si limita a ricordare che «questa scoperta è stata possibile grazie al finanziamento di una ricerca scientifica libera, senza condizionamenti ideologici e religiosi, fatta in un Paese, gli Usa, dove le leggi, come invece accade in Italia, non dicono qual è la ricerca buona e quella cattiva».