Nuovo colpo di Pisapia si prende anche l'Atm Moratti: atto illegittimo

Dopo la tagliola dei dirigenti comunali e il colpo di mano a Milano
Ristorazione, ora tocca al cda dell'azienda di trasporti. Il motivo? "Era coinvolto nella campagna elettorale della Moratti...". Il presidente epurato Elio Catania: "Stupito e indignato"

Milano - Qualche minuto dopo che Enrico Predeval aveva lasciato la poltrona da presidente della Sogemi, la società che gestisce l'Ortomercato di Milano, ecco i vertici di Palazzo Marino minacciare: "E' un gesto che ci aspettiamo sia imitato nelle prossime ore anche dagli altri presidenti e amministratori delegati nominati dal Comune ai vertici delle participate". Perché, dopo aver cacciato con un preavviso di sole due settimane, tutti i dirigenti del Comune, adesso il sindaco Giuliano Pisapia ha preso di mira i cda e le presidenze delle partecipate. Una epurazione in grande stile per mettere le mani sui gioielli controllati da Palazzo Marino e sistemare un po' di poltrone.

Oggi è toccato ai vertici dell'Atm, l'azienda che gestisce i trasporti nel capoluogo lombardo. Pisapia ha revocato l’intero consiglio d’amministrazione dell’Atm, l’azienda guidata da Elio Catania. Che la decisione stesse per arrivare era nell’aria. Nei giorni scorsi articoli di stampa avevano denunciato sprechi e privilegi nella gestione dell’Atm guidata da Catania. Uomo voluto dall'ex sindaco Letizia Moratti, Catania, manager 65enne già a capo delle Ferrovie dello Stato e prima ancora della Ibm. "Un segnale contro sprechi e privilegi che noi non possiamo accettare", spiega il primo inquilino di Palazzo Marino. I motivi, tuttavia, sono ben diveri. Pisapia non avrebbe, infatti, digerito il coinvolgimento di Atm nella campagna elettorale della Moratti. "Questa rientra in una scelta strategica della nuova giunta", ha detto il neosindaco. Naturale la delusione di Catania: "Stupore e indignazione. Questo è il sentimento che mi ispira quanto avvenuto, per come è avvenuto e per quanto dichiarato dal sindaco"...

Sebbene il provvedimento di revoca delle nomine di tipo fiduciario rientri nelle facoltà del primo cittadino nei primi 180 giorni dal suo insediamento, la mossa di Pisapia si inquandra - così come già fatto nelle scorse settimane con il cda di Milano Ristorazione - con l'intento di azzerare tutti i vertici nominati dalla Moratti. "La purga di Pisapia continua nell'epurazione dei dirigenti - spiega l'ex assessoreleghista Alessandro Morelli - non abbia mai centellinato le critiche a Catania quando dovevano essere fatte, ma Atm ha sempre dimostrato di essere una azienda sana e questo è merito anche di una dirigenza che ha lavorato al meglio per la città". La mossa di Pisapia va a braccetto con la minaccia di bloccare i lavori della seconda tranche della metropolitana 4 da parte dell'assessore al Bilancio Bruno Tabacci. La partenza dei cantieri per la seconda tranche di lavori, dalla fermata Sforza-Policlinico a Linate, nelle intenzioni della Giunta, deve essere condizionata a un impegno del governo ad assicurare la tempistica dei contributi. "L’Expo non è un fatto privato di sindaco Pisapia - è il ricatto di Tabacci - ma è una vicenda nazionale, una vetrina dell’Italia, che ha bisogno di certezze". Secondo l'ex sindaco Moratti "il vento di Pisapia travolge tutto, senza considerare risultati e opere in atto, è il più selvaggio e immotivato uso dello spoil system. Poi la Moratti accusa il suo successore di compiere un atto illegittimo, "dopo la recente sentenza della Cassazione che impone motivazioni documentate per il cambio dei vertici aziendali. Per cui appoggerò eventuali ricorsi che Atm vorrà opporre alla decisione".

Solo due settimane fa Pisapia aveva decapitato il cda di Milano Ristorazione cacciando il presidente Roberto Predolin e tutto il consiglio di amministrazione. Una decisione presa d'imperio, insomma. Come è stato con Francesco Triscari all'Aler (l'Azienda lombarda per l'edilizia residenziale) e l'amministratore unico dell'Amat. Il prossimo obiettivo? La testa di Mirko Paletti, presidente di Milanosport. Il problema è che non basta mandare a casa i vertici delle partecipate per "tagliare gli sprechi", come vorrebbe invece far credere Pisapia. Predolin, per esempio, ha già annunciato battaglia non tanto per il mantenimento della poltrona, quanto per la copertura economica dei due anni che mancano alla scadenza del mandato. Dovesse piovere una serie di ricorsi, chi sarà a pagare?