Oggi 35 gradi, tremila anziani a rischio afa

Bisanti, responsabile del servizio Epidemiologico: «Fra le persone in pericolo, vecchi soli con malattie croniche e a basso reddito»

Serena Coppetti

Non sono solo dei numeri. Tutti gli anziani ritenuti a rischio per l’Asl hanno un volto. Hanno un nome e un cognome. Non solo. I tremila considerati a rischio massimo con l’impennata del caldo sono contattabili. È questo il risultato più importante del piano di intervento messo a punto da Asl e protezione civile in previsione dell’arrivo del bollore, quella diabolica miscela tra temperatura e umidità che causa l’innalzamento del livello di caldo percepito.
Dopo l’estate del 2003 in cui in città si contarono 600 morti, la Asl ha attivato un sistema grazie al quale i milanesi ritenuti a rischio non sono più ignoti. Ci hanno lavorato per anni coinvolgendo i medici di famiglia e alla fine hanno creato una rete che può arrivare laddove c’è più bisogno.
«In città - spiega Luigi Bisanti, energico responsabile del servizio Epidemiologico della Asl di Milano - ci sono tremila persone che hanno concentrati tutti i fattori di rischio. Sono anziani, malati, vivono soli. Hanno prescrizioni croniche di farmaci e un reddito inferiore agli undicimila euro». Di questi la metà sono considerati «noti». Di loro si prende già cura o la Asl con i servizi di assistenza domiciliare, o il Comune con il portierato sociale e la teleassistenza oppure il volontariato tramite i neonati custodi socio-sanitari che viaggiano da un anno nei quartieri per individuare le situazioni di maggiore fragilità. Gli altri 1500 invece erano almeno fino a quest’estate sconosciuti. Così la Asl ha fatto una convenzione con un call center (800.293464 che risponde anche in caso di necessità) per stabilire con loro un primo contatto e chiedere la disponibilità a essere assistiti dai custodi sociosanitari. «In caso di emergenza - rassicura Bisanti - possono essere contattati e aiutati». È solo l’ultimo importante anello di un lavoro cominciato parecchio tempo fa. Ecco come. La Asl giornalmente stila un bollettino in cui segnala il «livello di allarme» per quanto riguarda il caldo, elaborando i dati di temperatura, umidità, nuvole, vento, escursione tra giorno e notte e molto altro e confrontandoli con i dati degli anni passati. Quando viene segnalato il livello 2 si parla di «rischio». «Il livello 3 non è maggiore - spiega ancora Bisanti - si tratta solo del persistere per più giorni delle condizioni che determinano il livello 2». È questo il caso in cui si parla di «onda di calore».
La Asl di Milano ha poi individuato la popolazione fragile. Ne sono venuti fuori i numeri. Il lavoro è stato poi «trasformare i dati d’archivio in volti», racconta Bisanti. E qui è stato determinante l’aiuto dei medici di famiglia ai quali sono state fornite le schede su ogni anziano descrivendo i fattori di rischio. Ai medici l’impegnativo compito di verificare e correggere. Il lavoro è cominciato nell’estate del 2005 ed è finito nella primavera appena passata, con un aggiornamento dopo sei mesi. I nomi sono stati poi incrociati con coloro che si occupano di assistenza per capire quanti fossero già sotto controllo. Alla fine il numero verde. E una speranza concreta all’emergenza di poter fare qualcosa.