Oltre sei milioni di visitatori per i «miracoli» della tecnica

Pietro Vernizzi

«L'avanzata economica italiana rappresenta una sorpresa per il mondo», annotava nel 1906 la rivista di Chicago The World Today. A stupire il giornalista americano era l'Esposizione internazionale del Sempione, che si teneva a Milano per festeggiare la realizzazione del traforo. Ma soprattutto era lo spettacolo di una città all'avanguardia, sia per il suo dinamismo sia per l'utilizzo dell'elettricità al posto del vapore. Un momento di trasformazione documentato nel libro «Milano 1906. L'Esposizione internazionale del Sempione» (Guerini e associati, pagg. 268, euro 22,50), di Pietro Redondi e Paola Zocchi. «L'elettricità fu la vera cifra innovativa sia dell'Esposizione sia del momento che viveva Milano - osserva Redondi, docente di Storia della scienza alla Bicocca -. I visitatori avevano realmente la sensazione di trovarsi di fronte a una città “elettrizzata”. Merito della centrale sorta in via Santa Radegonda nel 1883, quando soltanto Londra e New York avevano impianti simili. E molte delle invenzioni presenti all'Esposizione risentivano di tale novità. Come la grande “calamita” per estrarre le schegge dagli occhi degli operai al termine dei turni in officina. Per non parlare delle reti magnetiche per pescare di frodo o dell'ozonizzatore, che faceva passare una scarica elettrica nell'acqua rendendola potabile».
La città scommise sulle nuove scoperte?
«All'Esposizione fu sperimentata per la prima volta la filovia, un mezzo di trasporto ritenuto valido ancora oggi, perché risparmia energia e non inquina. Anche se altre invenzioni non trovarono applicazione. Penso alla ferrovia sopraelevata tra il parco Sempione e la Fiera, su cui salirono sei milioni e 266mila visitatori, quando in città abitavano 550mila persone».
Le case erano già provviste di corrente?
«Per gli usi domestici era diffuso soprattutto il gas, mentre l'elettricità arrivò solo con il tempo. Risalgono a quest'epoca le prime vecchie lampade adattate a corrente, segno di una fase di transizione. Nelle case di ringhiera mancavano gli stessi servizi igienici: spesso si trovava una sola latrina ogni 40 persone. Le prime abitazioni per operai provviste di bagno e acqua potabile furono costruite nel 1905 in via Solari dalla Società umanitaria, presente alla Fiera con un proprio stand».