Omicidio Rea, in manette Salvatore Parolisi: "Io innocente in carcere, l'assassino in libertà"

Salvatore Parolisi è stato arrestato per l’omicidio della moglie Melania. Pesantissime le accuse: omicidio volontario pluriaggravato dal vincolo di parentela e crudeltà (pena che prevede l’ergastolo) e vilipendio di cadavere in eventuale concorso con altri. Lui si difende: "Sono innocente"

Ascoli Piceno - Il giallo della morte di Melania Rea è arrivato a una svolta. Salvatore Parolisi è stato arrestato per l’omicidio della moglie Melania. Il caporal maggiore dell’Esercito, arrestato questa mattina presso la Caserma Clementi Reggimento Piceno di Ascoli, sarà trasferito in giornata nel carcere di Marina del Tronto, nella periferia del capoluogo piceno. Parolisi è accusato di aver ucciso la moglie, trovata massacrata con 32 coltellate, il 20 aprile scorso, nel bosco delle Casermette, a Ripe di Civitella in provincia di Teramo. Il gip di Ascoli, Carlo Calvaresi, ha dunque accolto la richiesta avanzata giovedì scorso dalla Procura di Ascoli che chiedeva appunto un provvedimento di custodia cautelare nei confronti del militare. Si attendono ora le motivazioni dell’ordinanza emessa dal giudice delle indagini preliminari. "Io in carcere, l’assassino di mia moglie libero", ha detto Parolisi.

Il vilipendio del cadavere L'accusa è pesantissima: omicidio volontario pluriaggravato dal vincolo di parentela e crudeltà (pena che prevede l’ergastolo) e vilipendio di cadavere in eventuale concorso con altri. Questi i reati contestati a Salvatore Parolisi, che aprono anche alla possibilità che le ferite post mortem sul cadavere di Melania siano state inferte da persona diversa rispetto al marito. Ipotesi che comunque gli inquirenti ritengono poco verosimile. "E adesso come facciamo con la bambina?". È stata la prima preoccupazione di Michele Rea, il fratello di Melania, alla notizia dell’arresto di Parolisi. Lo riferisce il legale della famiglia, l’avv. Mauro Gionni, che ha appena parlato con i parenti della donna uccisa. La bambina è la piccola Vittoria, che porta lo stesso nome della nonna materna, e che dopo la morte della mamma è stata in parte con il padre, quando il lavoro glielo consentiva, e in parte con i Rea.

Colpi post mortem "Parolisi è tornato sul luogo del delitto per infliggere sul cadavere della moglie altre ferite post mortem, oltre ad altri segni, per depistare le indagini". Così il comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli, nel corso della conferenza stampa di oggi, tenutasi dopo l’arresto avvenuto questa mattina del caporalmaqggiore dell’Esercito accusato di aver ucciso con 32 coltellate Melania Rea. "Quando l’ha fatto? Non lo sappiamo - ha risposto Patrizio - ma certamente non molte ore prima che il cadavere fosse scoperto e cioè il 20 aprile, due giorni dopo la scomparsa della donna". 

Il movente dell'assassino Secondo l’ipotesi accusatoria, il vero movente dell’omicidio è da rintracciarsi nella relazione che il caporal maggiore dell’esercito aveva da due anni con una sua ex allieva 27enne, Ludovica. L’omicidio di Melania, secondo la relazione finale dell’anatomopatologo, Adriano Tagliabracci, è avvenuto il 18 aprile, tra le 14 e le 15.30, e il successivo 23 aprile Salvatore avrebbe dovuto incontrare in un albergo a Roma i genitori di Ludovica. In vista di questo appuntamento, la 27enne era anche molto pressante: nell’ultimo suo messaggio postato su Facebook, sul profilo di Salvatore "Vecio Alpino", datato ai primi di aprile, Ludovica è molto insistente, con messaggi del tipo "non mi far fare una figuraccia di fronte ai miei genitori", "se non vieni la storia tra noi è finita". E i messaggi di Ludovica, sono anche prima numerosi e pressanti, del tipo: "ma che uomo sei", "prendi una decisione", "oramai si lasciano tutti". Quindi l’ipotesi accusatoria è che Parolisi non avesse mai rivelato nulla fino a quel giorno a Melania dei suoi propositi e che quindi, nel momento in cui l’abbia fatto, si sia poi scatenata la reazione della donna con il conseguente tragico epilogo. Oppure che avessero già affrontato in precedenza l’argomento e che, sempre in ragione di un rifiuto della donna di accettare l’idea, si sia innescata una sorta di lenta provocazione, tale da diventare poi quell’odio che sarebbe scaturito nell’aggressione del 18 aprile. 

Parolisi: "Sono innocente" "Caro Antonio, in questi momenti di grande preoccupazione, io grido la mia innocenza. Sono sereno con la mia coscienza, non ho fatto nulla". In esclusiva ai microfoni di Studio Aperto, il giornalista Antonio Delitala legge le parole di sfogo di Salvatore Parolisi, che pochi minuti dopo la mezzanotte e poche ore prima del suo arresto per l’omicidio della moglie, gli ha inviato via mail. Il caporal maggiore ribadisce la sua innocenza e la sete di giustizia per la morte della moglie Melania: "Amavo mia moglie e provo un grande dolore, e sono il primo a chiedere giustizia", dice e conclude rivolgendo il pensiero alla figlia: "Per la giustizia e per far crescere mia figlia accanto a me dandole affetto, sia il mio che quello della madre, la cui perdita è enorme sia per me che per mia figlia. Mia figlia è oggi tutta la mia famiglia".

Il padre di Melania: "Auguro a Parolisi ogni male"  "Ho conosciuto un clone di questa persona, un automa. Auguro tutto il male a questa persona per quello che è successo". Così al telefono con Rcd, la redazione contenuti digitali di Rcs, il padre di Melania Rea, Gennaro dopo la notizia dell’arresto del genero Salvatore Parolisi. "Posso dire di aver scoperto di avere un clone in casa mia, ho scoperto che non era quello il Salvatore che ho conosciuto per dieci anni e che mia figlia adorava. Mia figlia lo ha sempre adorato ed è morta per i valori e per l’amore che aveva per lui", aggiunge Gennaro Rea. "Non posso pensare che Salvatore abbia infierito sul cadavere di mia figlia, non ci sono appellativi per apostrofarlo, aggettivi da dedicargli". Gennaro Rea invia un messaggio anche ai genitori di Ludovica, la ragazza che aveva una relazione extraconiugale con Salvatore: "Vorrei sapere dai genitori di questa Ludovica cosa sapevano di Salvatore, la loro figlia cosa aveva detto loro? Che era sposato o non era sposato? Sono tutti quesiti da porre ai genitori di Ludovica, ma soprattutto è lei che deve chiarire determinate cose. Credo che sappia più di quanto abbia voluto fare credere".