«Ora costruiamo villette solo per i profughi»

Il segreto? «Utilizzare mano d’opera locale e materiali offerti dai luoghi dove si opera: quando riesci a mangiare zuppa di bambù in piatti fatti di bambù, ti fai bastare quello che hai!». La chiama edilizia umanitaria e sostenibile e lui è Luca Bonifacio, un milanese che insieme a dieci colleghi tutti lombardi di «Hope and space» ha scelto di lavorare all’estero con lo studio associato di architetti ed ingegneri (www.hopeandspace.org). Un rifiuto, racconta, di un modo di costruire troppo attento al profitto. All’ennesimo calcolo statico, ma soprattutto economico che imponeva di costruire sette villette la dove c’era spazio al massimo per tre, ha fatto la valigia ed è partito. «Villette?». Si ancora molte e vicine, ma per profughi. E poi ospedali, scuole e parchi gioco. In Myanmar, sul Lago Inle, H&S ha restaurato e ampliato l’orfanotrofio dove operò per 35 anni Fratel Felice Tantardini, ora gestito da New Humanity-Pime.