Ora Santoro batte cassa: "Mandatemi dieci euro"

Il conduttore lancia un appello per una colletta: "Il governo mi ha
impedito di lavorare alla Rai e a La7. Inviatemi un bonifico di dieci
euro, non lasciateci soli"

Santoro scalda i motori: il 3 novembre, in un modo o nell'altro, torna in pista con i suoi "Comizi d'amore". Ma c'è una conditio sine qua non: il pedaggio. Anzi, il canone: dieci euro. Sono i soldi che il conduttore chiede in un videomessaggio visibile sul sito Serviziopubblico.it. Un nome a caso? Assolutamente no. Vuole arrogarsi il diritto di essere "lui" il servizio pubblico? Gli risponde a stretto giro di posta Giorgio Merlo, del Pd, che precisa: "Di servizio pubblico ce n'è solo uno: la Rai". Ma Santoro vuole l'obolo e, dopo aver raccontato a modo suo la politica italiana, va dritto al sodo: "Vi chiedo che in queste ore che sono decisive per disegnare il futuro del Paese e anche il futuro della televisone e dei mezzi di comunicazione, voi non ci lasciate soli. Vi chiedo 10 euro e vi chiedo di aiutarmi a diffondere questa richiesta di 10 euro fra tutti i vostri amici".

E poi Santoro ricomincia subito col fango e regala ai suoi spettatori la prima "esclusiva" della stagione un'intervista, firmata da Francesca Fagnani, a Imane Fadil, testimone nel processo Ruby, che racconta la sua notte ad Arcore.

Oggi in un'intervista al Fatto quotidiano (il giornale di Padellaro e Travaglio partner della sua nuova avventura televisiva) l'ex conduttore di Annozero ha annunciato la raccolta fondi per il suo nuovo show multipiattaforma (sarà trasmesso sul web, su Sky e da alcune televisioni regionali). Tra le righe ha lasciato trasparire anche una certa urgenza di raggranellare i primi danari: "Se avessimo cominciato la raccolta subito dopo l'annuncio alla Festa del Fatto - polemizza Santoro -, sarebbe partita in maniera entusiastica. Ora faremo un po' più fatica". E ci credo: proprio nel giorno del lancio ufficiale il sito è rimasto offline tutta la mattina ed è partito solo nel primo pomeriggio. 

Una lunga intervista in cui Santoro si è declinato in tutte le salse: dal Michele rivoluzionario che inneggia alla primavera araba all'ultima versione del conduttore imbavagliato che batte nuove ed eroiche strade nel mondo della comunicazione per divulgare il suo verbo. "La battaglia è disegnare un futuro diverso dal sistema informativo e televisivo: se avremo attorno uno stadio, migliaia di persone a sostenerci, ci sentiremo più forti. Non è solo una questione di soldi", dice con piglio compreso nel ruolo di barbudos 2.0. La cronista lo ha incalzato: "Sta dicendo che teme agguati?". E lui: "E' un'analisi fredda della situazione italiana". Poi dal Belpaese è atterrato direttamente in Tunisia: "Mi sento come quel tunisino da cui è nata la rivolta nel Maghreb". Quello che vendeva frutta e verdura al mercato? Quello che per protestare contro l'aumento delle tasse si è dato fuoco? Sì, proprio lui. Poi ha rassicurato: "Noi non ci daremo fuoco". Sospiro di sollievo. Ma non vorrà mica fare il martire a tutti i costi? Lo ha incalzato la giornalista. Risposta infuocata: "Quelli che sostengono che mi commisero non sanno fa funzionare il cervello". Santoro dixit.