Ora vado a Maastricht Aspettami, che tornerò

È con immenso entusiasmo che da un paio di giorni seguo: Vado via da Genova, resto qui a Genova. Ho solo 25 anni (un quarto di secolo) e inizio ad essere una donna, e come tale devo comiciare a collocarmi all’interno di quello che io chiamo «il cerchio della vita». La mia vita si divide tra Genova e Milano, i miei migliori amici: un trolley (pieno di libri, di speranza, fiducia verso l’istruzione, la cultura e la scienza) e il treno intercity delle ore 6,40 che parte dalla Stazione di Genova Piazza Principe e arriva alla Stazione di Milano Centrale alle ore 8,20. Non sono l’unico caso isolato «fortunatamente» a fare ciò, tanti sono i giovani che lasciano la città SUPERBA (che con il dovuto rispetto per tutti di Superbo le è rimasta solo la stoltezza e la vanità, due aggettivi che si legano molto bene insieme) per realizzare i propri sogni. Lo so quello che certi di voi potranno pensare: è solo una scelta. Esattamente e i Neuroscienziati, i Cognitivisti e i Filosofi la chiamerebbero Decision Making come la descrisse Gadomsky nel 1997: «Attività di ragionamento che implica la necessità di compiere una scelta, provocata da un’informazione ricevuta. Essa inizia quando sono sconosciuti i criteri di scelta o quando non si conoscono le alternative, e termina quando si compie la scelta». Ora cercherò di applicare questo modello cognitivo al quesito che lei, ha posto: «Vado via da Genova – Resto qui a Genova». Partendo dal presupposto che i Processi Decisionali hanno una struttura: input – process - output- feedback, si articolano in tre fasi.
1 Fase: Formare una preferenza tra differenti stimoli (azioni o comportamenti) ognuno caratterizzato da un certo guadagno o costo nel nostro caso (partire – restare) con tutti suoi pro e contro;
2 Fase: Selezionare l’opzione che massimizza i vantaggi e minimizza i costi e metterla in atto, nel nostro caso sarà: investire sulla formazione professionale e lavorativa;
3 Fase: valutare il risultato ottenuto, in questo caso: essere eccellente in un specifico settore magari ostico, ignaro per molti e assicurarsi la sopravvivenza del proprio lavoro e della propria professione;
Questo è solo ABC di tutto ciò che ogni singolo individuo, può attingere da una qualsiasi esperienza fuori dalla propria città, ma una componente assai importante, che ci spinge a prendere determinate scelte, come per esempio lasciare o restare nella propria città, sono soprattutto le motivazioni. Per compiere determinati gesti, ovviamente non bisogna essere così stolti e farsi persuadere dal proprio ego e a me personalmente capita spesso e volentieri, di farmi prendere dal mio ego, per tanto mi potrei descrivere come una persona: prepotente, arrogante, presuntuosa, e ultima no per meno importanza competitiva. Per me e il mio modo di essere è impensabile che una città maestosa come Genova sia diventata la Cenerentola del Nord Italia, e che la Politica e tutto ciò che la governi sia la matrigna e le sorellastre. Di certo non penso di essere io la «bacchetta magica» per risolvere questa situazione che la vede sfiancata e che, se me lo consente, la si può descrivere in termini medici, come un vero e proprio «prolasso intestinale». Ma di una cosa ne sono certa: a questa città di sicuro serve lustro, creatività e soprattutto uno scambio generazionale. Che unisca Giovani e Senior, che ci sia un vero e proprio scambio innovativo, è da qui che si deve ripartire. Sicuramente io per la mia esistenza voglio il meglio, l’eccellenza, un futuro migliore, forse è vero sono giovane e piena di sogni, progetti e speranze, ma io voglio essere felice quando tutte le mattine mi alzo per andare in laboratorio, ma per arrivare a ciò soprattutto in modo onesto bisogna fare dei sacrifici e il mio per adesso è quello di andare a Milano e presto alla Università di Maastricht per apprendere nuove tecniche di studio e tecnologie in ambiti scientifici. Dico solo Ciao a Genova, aspettami perché ritornerò.
*Neurofisiologa
(e chi lo sa, un giorno forse
Neuroscienziata)