Ornella Muti: "Per Maselli divento una romena brutta"

Parla l'attrice protagonista di "Storie di città", film ambientato a Roma che sarà presentato alla prossima Festa del cinema

Manca solo che faccia «moaan», come nei fumetti, quando il personaggio si rilassa, e Ornella Muti, mentre risponde al telefono e si fa massaggiare, in vista della strapazzosa trasferta a Hong Kong, è perfetta per entrare in una «striscia». Del resto, non è lei quella, che ha chiamato la prima figlia Naike, la quale, a sua volta, ha battezzato il primogenito Akash, in omaggio agli indiani di Tex Willer? «È che, negli ultimi tempi, la mia vita è più frenetica», sospira Francesca Romana Rivelli (vero nome dell’attrice romana classe 1955), che invece di lavorare meno, come capita alla maggior parte delle ultracinquantenni, ancorché piacenti, ci dà dentro: cinema, tv, sponsorizzazioni, madrinaggi.

«Ho molte proposte. Sto vagliando progetti bellissimi: ho tre copioni, con personaggi che mi affascinano. Però, ora che la commissione approva il progetto, poi non si trovano i soldi, e poi il produttore non ci sta... Sono tempi tremendi, soprattutto per me, che ho cominciato a stare sul set, quando o era sì o no e all’improvviso poteva arrivarti il produttore, per fare litigate tremende col regista, cambiando questo e quello. E poche meno burocratiche, con meno persone a decidere un film». Certo, col ministero di mezzo ad assegnare soldi e patenti di affidabilità, c’è poco da stare allegri.

Intanto Ornella vola a Hong Kong, per presentare singolari gioielli alla più importante fiera internazionale dei preziosi. «Personalmente, metto i brillanti solo di sera,mainmodomoderato. Vado in Cina per indossare cose belle d’argento. Mentre il mondo cade all’indietro, involvendosi sempre di più, anche se all’apparenza sembra che progrediamo, con l’ultimo top-screen, o l’ultimo telefonino, cerco di dare il mio apporto alle cose. Perché il valore, alle cose, glielo diamo noi, non i zirconi ». Sarà per tale personale valore aggiunto, allora, che presto la vedremo imbruttirsi (sarà difficile) e soffrire, nei dimessi panni di Anna, la romena colta, ma povera, protagonista del film di Citto Maselli Storie di città, una produzione del Luce in ottobre alla Festa del cinema.

Ancora un ruolo di femmina dolente, ancora Ornella superstar, con pianisequenza su di lei, a inquadrarne gli occhi bellissimi e mesti, come nel maselliano Codice privato (1988), ispirato a La voix humaine di Jean Cocteau, dove l’interprete dette il meglio di sé (Nastro d’argento), nella parte che fu di Anna Magnani. «Anche stavolta, il mio personaggio di laureata, costretta a emigrare in Italia per mantenere i suoi figli in Romania, mi entusiasma. Hopersino imparato il romeno, per risultare più credibile, mentre imploro i lavori più umili, pur di andare avanti. Vedrete la Roma degli invisibili, una città spaventosa e degradata, che neanch’io conoscevo. Lavorare con Citto, per me, ha significato tornare a casa. Lui è un grande maestro, che mi capisce come pochi».

Dopo avere girato con Ferreri, Rosi, Risi, Asia Argento, Schloendorff e altri celebri registi cinematografici, nota una differenza sostanziale, tra piccolo e grande schermo? «I tempi tecnici dei due mezzi ora sono uguali. Per gli attori, la tv è un’ottima palestra, perché devi essere pronto a correre. La grande differenza, è che in tivù le cose sono tirate via. Il cinema, invece, è fatto dal singolo regista, che se la vede col pubblico; mentre la tivù è un mezzo che si apre nelle case, in modo incontrollato: è come un ministero, con tante teste a dire, ognuna, la sua».

Eppure, a metà 2008 la vedremo nella miniserie di Canale 5 Il sangue e la rosa, diretta da Salvatore Samperi, altro maestro, che stavolta si cimenterà nel feuilleton ottocentesco, con una storia di cappa e spada, ambientata nella capitale dei Papi e dei carbonari e scritta da Teodosio Losito, Valentina Capecci e Luigi Montefiori. Niente a che vedere con l’omonimo film horror (1960) di Roger Vadim, sebbene la Janus Film, produttrice delle quattro puntate, s’interroghi sull’eventuale cambiamento di titolo.

«Farò un cameo, nelle crinoline d’un personaggio femminile dal doppio volto, che contenderà la scena alla giovane Isabella, cioè Isabella Orsini, per amore del protagonista Rocco, nobile spadaccino, interpretato da Gabriel Garko. Ma, per contratto, non posso dire di più, se no m’ammazzano!», esclama la diva, a ottobre madrina del cinema italiano a Los Angeles. «Ci andrò con spirito allegro: c’è tanta gente che sa recitare, dalla Finocchiaro a Sabrina Impacciatore. Anche Ambra mi piace, con la sua ricca carriera. Oggi, sbocciare è più difficile. Però, guardiamo avanti».